Verso la Repubblica delle Comiche (…finali?)

Non soltanto in fette consistenti dell’elettorato italiano ma, a quanto pare, anche tra persone che vengono solitamente definite serie, sta prendendo piede l’idea che governo e politica di questo paese dovrebbero essere confidati a dei comici.

Sembra di assistere a una sorta di coming out collettivo. Dopo le prove esperite con l’era mussoliniana e l’era berlusconiana,  pare sia venuto il tempo di accantonare ipocriti veli e dissimulazioni e ricorrere, senza tanti infingimenti, a dichiarati professionisti della comicità.

Sull’onda della strabiliante affermazione  elettorale del movimento capeggiato da Beppe Grillo, il tiro si è alzato.  Sono stati moltissimi ad avanzare a gran voce, e in tutta serietà,  la proposta di eleggere Dario Fo alla Presidenza della Repubblica (proposta peraltro declinata dall’interessato per ragioni… di età ed impegni pregressi). 

Ma a questo punto perché trattenersi ancora e non avanzare proposte più organiche e definitive?

Si potrebbe pensare, ad esempio, di investire Maurizio Crozza della carica di Presidente del Consiglio.

La squadra dei Ministri potrebbe poi essere validamente costituita da personaggi eminenti come:

  • Gigi Proietti, al Ministero degli Interni
  • Paolo Villaggio all’Economia e Finanza
  • Lino Banfi ai Beni Culturali
  • Teo Mammucari, all’Istruzione, Università e Ricerca
  • Bud Spencer alla Difesa
  • Daniele Luttazzi alla Giustizia

Senza trascurare assolutamente un certo equilibrio di genere, proponendo magari:

  • Rosalia Porcaro, agli Affari Esteri
  • Luciana Littizzetto, all’Ambiente
  • Francesca Reggiani, alla Sanità
  • Geppi Cucciari, al Lavoro e Politiche sociali

Né mancherebbero i nomi per dei Ministri senza portafoglio, quali:

  • Enrico Brignano ai Rapporti con il Parlamento
  • Antonio Albanese alle Pari Opportunità
  • Franca Valeri alla Gioventù.

Insomma, quelli indicati sono soltanto possibili esempi: ma c’è di che sbizzarrirsi, se in questo momento si ha voglia di essere in linea con gli atteggiamenti più trendy dei fautori della palingenesi, furiosi detrattori della Repubblica delle Banane.

P.S. Tutto questo – sia ben chiaro – senza voler fare assolutamente torto ad alcuno dei professionisti della comicità italiana elencati, od elencabili, tutti  sicuramente assai più seri e consapevoli di chi avanza certi tipi di proposte.

IL SISTEMA DELLE PATACCHE NON TRAMONTA…

Per una volta mi sembra che Eugenio Scalfari non abbia visto del tutto giusto – o, quanto meno, chi ha dato il titolo al suo editoriale del 24 febbraio ha peccato di ottimismo.

Il sistema delle patacche sembra non essere affatto tramontato, al contrario: sembra godere ottima salute presso il 40% dell’elettorato italiano, e il 52% dei votanti del 24 febbraio scorso; tutti quelli che hanno scelto e deciso di accogliere per buoni impegni e promesse della coalizione di Berlusconi e del movimento di Grillo.

Parlar male delle scelte degli elettori è considerato politicamente scorretto, quasi un insulto al popolo sovrano. Vero, è politicamente inopportuno che dirigenti di partiti e coalizioni cerchino – od anche diano soltanto l’impressione – di voler esorcizzare le responsabilità dei propri insuccessi prendendosela con l’incomprensione  dell’elettorato. Ma questo non implica affatto che si debba  ottenebrare od accantonare ogni capacità o volontà di giudizio, nei commenti di chi non detiene quelle funzioni, al punto di ritenere comunque valide, sensate e fondate le scelte degli elettori.

Le patacche più evidenti sono certamente quelle su cui ha fondato la propria campagna Berlusconi. Continuare – e, per tutt’altro che pochi, tornare – a credere a un simile piazzista, dopo l’esperienza che se ne è avuta – per quanto appetibili fossero la promessa di restituzione dell’IMU, e la congenita strizzata d’occhio ad evasori attuali e potenziali – richiede dosi di incoscienza e dabbenaggine davvero ragguardevoli: non foss’altro che per le immediate, evidenti ripercussioni negative che un successo di Berlusconi, grazie al consolidato discredito internazionale da lui accumulato, proietta sulla finanza pubblica nazionale.

Ma non è che le patacche prospettate da Grillo fossero da meno.

Certo, molti dei punti del programma-promesse di Grillo possono apparire del tutto innovativi, promettenti, condivisibili. Ma una patacca deve ben luccicare per essere tale, altrimenti che patacca è?  Basta però guardarla un po’ più attentamente, e sotto angolazioni di luce diverse, per riconoscerne le magagne. Leggi il resto dell’articolo

INVOLUZIONE INCIVILE

Per quanto le TV, pubbliche e private, ci abbiano abituato all’annosa riproposizione di cabarettisti, intrattenitori, conduttori sempre uguali a se stessi e di rispettivi look, battute, format anch’essi inesorabilmente uguali a se stessi, che tutto ciò si ripeta con la pletora di apparizioni di un personaggio come Silvio Berlusconi e delle favole da lui impunemente propalate su passato e futuro,  aggiunge irritazione ed avvilimento alla noia per il degrado del piccolo schermo. Tanto più perché appare inevitabile pensare che in qualsiasi altro paese civile un personaggio così squalificato non avrebbe trovato udienza neanche nelle peggiori delle delle grandi reti televisive.

Occorre però riconoscere che l’avvilimento è reso ancora più amaro dal comportamento, nei suoi confronti, di giornalisti, conduttori, intervistatori più o meno improvvisati.   Non mi riferisco ai soliti noti, quelli che le ginocchia sbucciate a furia di genuflessioni sembrano quasi esibirle come titolo di merito;  bensì ai tanti, troppi, e spesso anche stimati professionisti, che di fronte al personaggio sembrano improvvisamente smarrire qualsiasi capacità di discernimento tra la buona educazione, certo sempre doverosa, e la deferenza, tanto più indebita nel caso specifico. A cominciare dall’appellativo con cui gli si rivolgono (quantunque si debba ammettere  che da tempo siamo scivolati dall’Italietta in cui non si negava a nessuno il titolo di dottore a quella in cui si riconosce a chiunque il titolo di presidente, purché lo sia stato di qualcosa, magari soltanto di una bocciofila, magari per qualche giorno); e per finire alle risatine imbarazzate, se non addirit-tura  compiacenti, con le quali ne accolgono le battute, dalle più melense alle più volgari.

Mi sembra sbagliato, tuttavia, prendersela principalmente con lui. Non è possibile chiudere agli occhi, per quanto sia un un ben triste guardare, di fronte al fatto che di riffa o di raffa queste apparizioni hanno aumentato il consenso tributatogli – che, sia pure ai minimi storici, comunque coinvolge non migliaia, o decine e centinaia di migliaia, ma milioni di persone – di parecchi punti percentuali.

A differenza di quanto sperava il povero Montanelli, l’esperienza dei governi Berlusconi non sembra aver funzionato affatto come vaccino efficace (ma sarebbe bastato ricordarsi della rinascita di partiti e movimenti fascisti o fascistoidi a pochi anni dalla caduta del regime mussoliniano, per capire che si trattava di una speranza illusoria). Leggi il resto dell’articolo

NEO-LUDDISMO A SCUOLA

Tra le manifestazioni di neo-luddismo riguardanti la scuola, mi è apparso degno di nota l’intervento su Repubblica del 2 gennaio della scrittrice Mariapia Veladiano, dal titolo assai esplicativo e dal sottotitolo singolarmente eloquente:

Veladiano

La ratio fondamentale degli argomenti avversi alla smaterializzazione (parola orrenda, Veladiano ha ragione: ma perché, allora, non ricorrere  a locuzioni migliori, anziché avallarla con l’uso? ) delle registrazioni di voti, assenze, ritardi, note disciplinari, esiti intermedi e finali è la seguente: il fatto che questi dati divengano accessibili in tempo reale per i genitori – da casa, dall’ufficio, o (orrore tra gli orrori!) via smartphone,   finirà per agevolarne o provocarne l’allontanamento dagli incontri con i professori, vanificare il concerto educativo famiglie-docenti, e via precipitando in rapporti meramente virtuali e nella sostituzione della connessione elettronica alla relazione personale.

Ora, perché mai questo debba discendere automaticamente dalla disponibilità immediata dei dati anzidetti, appare misterioso. Perché, come sembra adombrare l’autrice, la conoscenza di quei dati non sarà più l’esca con la quale attrarre i genitori agli incontri con i professori?  Ma se questo fosse vero significherebbe che già ora quegli incontri si caratterizzano come superficiali. Leggi il resto dell’articolo

Weekly Photo Challenge: My 2012 in Pictures

There weren’t many opportunities, in my 2012, to take pictures; but at any rate here are a few samples relating to days or periods which I enjoyed particularly.

AUTOMOBILISTI: VESSATI E TARTASSATI

Ci risiamo, con i soprusi dell’Autovelox e altri marchingegni similari a carico del povero cittadino-automobilista!

In barba agli interventi dell’allora  ministro Maroni –meritoriamente impegnatosi  per frenare le vessazioni a carico degli automobilisti indisciplinati -  ci sono Comuni che insistono pervicacemente nel disporre marchingegni rivolti a contenere gli eccessi di velocità: Autovelox, Velok, T-Red, Tutor. I bau-bau per gli automobilisti dal piede pesante e dalla coscienza volatile si moltiplicano senza posa. 

Se ne è parlato ultimamente sulla stampa, con riferimento a Verona, Roma, Pavia, Carbonara al Ticino, Voghera, tanto per esemplificare.

Per fortuna c’è chi prende vigorosamente posizione contro tali soprusi, rilevando, in particolare, l’estrema pericolosità della diffusione di questi aggeggi che costringono gli automobilisti a frenate improvvise per paura di essere in multa, creando pericoli alla circolazione con tamponamenti e incidenti vari.

Proprio così! I pericoli alla circolazione non li creano gli automobilisti che violano i limiti di velocità, bensì… i dispositivi che servono  a segnalare, prevenire o sanzionare le violazioni!

Tutte le statistiche e le ricerche, nazionali e internazionali, individuano nell’eccesso di velocità uno dei fattori maggiormente rilevanti, se non il più rilevante, nel provocare incidenti automobilistici e nel renderne più grave il bilancio in termini di morti e feriti.

Ma che importa? Il problema serio è quello degli automobilisti “tartassati”.

Il peggio è che simili perversioni della logica non sono affatto un’esclusiva di lobby di automobilisti o case produttrici di automobili.

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IMU – quando l’iniquo è grottesco

Tempo di saldo della “famigerata” IMU, contro la quale si appuntano le ire di tanti contribuenti e dei loro sostenitori a caccia di consensi elettorali.

IMU_immag

(immagine tratta da “blogosfere”)

Penso di poter scommettere che, in vista delle prossime elezioni, fioccheranno le promesse irresponsabili rivolte ad abolire questa “tassa iniqua”.

Come è noto il conto sarà particolarmente salato per i possessori di “seconde case” o, più esattamente, di case non adibite ad “abitazione principale” del nucleo familiare, perché è su queste case che si scaricheranno gli aumenti di imposta cui molti enti locali hanno dovuto ricorrere per fronteggiare le proprie spese. Tanto più che, molto saggiamente, le nuove norme eviteranno la possibilità che si possa spacciare per “abitazione principale” tutte quelle separatamente intestate a marito, moglie e, magari, figli. Il tutto, alla fine, appare piuttosto ragionevole: il fatto che chi può permettersi di possedere altre case, oltre a quella in cui dimora, sia chiamato a contribuire in termini più che proporzionali, risponde a un normale e costituzionale principio di progressività dell’imposta. 

Mugugnare contro questa imposta, oltre tutto, appare alquanto ridicolo, quando a mugugnare sono  forze politiche e sociali che si distinguono nel caldeggiare la necessità di ricorrere a “imposte sul patrimonio”,  e  di una  “riforma federalista” grazie alla quale si portano più vicino al cittadino le possibilità di controllo sulla imposizione fiscale e sulla spesa pubblica.

Certamente, peraltro, anche qui non mancano le iniquità, a cominciare dalla attribuzione dei valori della “rendita catastale”, per cui ancora oggi abitazioni in pieno centro cittadino sono ampiamente sottovalutate rispetto a quelle di periferia. (Ecco un bell’esempio in cui l’ostilità avverso il libero mercato e le sue presunte iniquità produce iniquità reali ancora più cospicue.) Tuttavia,  a questo proposito la legge prevede la possibilità  e i mezzi per porvi, sia pure  gradualmente, rimedio.

C’è una casistica in cui, però, l’iniquità si tinge decisamente dei colori del grottesco. E’ il caso, specificamente, di chi possiede una sola casa, ma non può abitarvi – magari per il fatto che essa è troppo piccola rispetto alle dimensioni  del nucleo familiare – ed è quindi costretto a eleggere a propria “abitazione principale” una casa in affitto.

Costui dovrà pagare, per l’unica casa posseduta, la stessa tariffa applicata alle seconde, terze e quarte case di chi ha l’”abitazione principale” in un immobile di sua proprietà. Casa in affitto per l’acquisto della quale,  magari, il locatore avrà anche beneficiato delle agevolazioni fiscali previste per l’acquisto di “prima casa”. E in qualche caso, perché no, per giunta l’affitto da corrispondere sarà pure – in toto o in parte – un affitto “in nero”, che è ancora assai spesso l’unica via attraverso la quale riuscire a trovare un’abitazione in affitto (sempre grazie a quelle misure che pretendono di contrastare le “iniquità” del libero mercato…).

La legge non prevede che a questa particolare iniquità – per cui l’imposta assume addirittura un carattere regressivo – possa in qualche modo porsi rimedio o compenso.

Sicuramente, per grande che possa essere la nostra disistima della cosiddetta “casta”, non è ipotizzabile che si tratti di un caso deliberatamente provocato da un legislatore altrettanto deliberatamente perverso. E, tuttavia, il fatto che tutto ciò  sia unicamente imputabile ad un legislatore, e ad una pubblica amministrazione che ne costituisce il “supporto tecnico”, irrimediabilmente pecioni e incapaci di ben legiferare – magari assecondati da una pubblica opinione neghittosa e confusionaria – non è di nessuna consolazione per chi deve subirne le conseguenze.

Anzi!

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