Strout, Elizabeth

Olive Kitteridge (Fazi Editore, 2009)

Olive Kitteridge,  insegnante di matematica in pensione, è la protagonista di questo romanzo del 2008 di Elizabeth Strout, ambientato a Crosby, un villaggio del Maine affacciato sull’Atlantico. Attorno alla protagonista ruotano, a distanza ravvicinata ma anche, in alcuni casi, alla lontana,  in termini intermittenti o talora del tutto occasionali, numerosi altri personaggi – parenti, amici, conoscenti, ex allievi – appartenenti alla piccola comunità locale o ad essa originariamenti legati

La particolare struttura della narrazione caratterizza questo romanzo costituendone una fattore di attrattiva centrale. Più che in tredici capitoli, esso si articola in quelli che potrebbero definirsi  tredici racconti, nel senso che ciascuno di essi ha una propria autonomia e compiutezza (e davvero non è possibile spiegarsi perché, nella versione italiana, non ne sia stato pubblicato l’indice); e la presenza di Olive Kitteridge in ciascuno di essi – sia pure, in qualche caso, una presenza fuggevole o indiretta – è il filo conduttore che tutti li lega.

Proprio attraverso questa varietà di narrazioni è possibile alla voce narrante accentuare e diversificare nettamente l’attenzione sulla molteplicità dei temi connessa a una varietà di esperienze.

In Farmacia, il capitolo-racconto d’apertura, si tratteggia lo sviluppo nel tempo di rapporti che coinvolgeranno la protagonista e il marito con altri personaggi che gravitano sulla farmacia appartenuta a Henry Kitteridge. In Marea montante un vecchio alunno di Olive, di passaggio a Crosby, è alle prese con pensieri di suicido che ne hanno segnato la famiglia d’origine. In La pianista un amante dei tempi andati sorprende il personaggio che dà il titolo al capitolo-racconto ad un piano bar, dando vita a un angoscioso processo di riesumazione e revisione di memorie struggenti. Una piccola esplosione è centrato sul matrimonio del figlio di Olive e sui sentimenti contrastanti l’evento, per tanti motivi diverso da quello a lungo desiderato, suscita in lei. In Fame si intrecciano le vicende sentimentali di una giovane anoressica e il risveglio prepotente di pulsioni sessuali e amorose che irrompono nel contesto di un declinante rapporto coniugale. Una strada diversa è centrato sul ricordo di un episodio in cui Henry e Olive Kitteridge, assieme ad altri, vengono presi come ostaggi nell’ospedale locale da due giovani balordi. Concerto d’inverno è l’occasione per la rivelazione del tradimento consumato in un lontano passato dal marito di una coppia sulla via del tramonto. La fioritura dei Tulipani del giardino della protagonista, e i tempi delle decisioni da assumere nella loro coltivazione, fanno da sfondo alle sorprese da affrontare nel ricordare, rivivere e riconsiderare i rapporti tra vicini nonché affinità e diversità nei rispettivi ruoli genitoriali. Cestino da viaggio, è la storia di un ricevimento dopo il funerale di un uomo, la cui moglie ha appena appreso della sua infedeltà, nel corso del quale emergono rancori e delusioni connessi a vite di coppia e, in breve, tutto ciò che, spesso a sorpresa, colma i “cestini da viaggio” che ci si porta appresso in vita. Nave in bottiglia è la storia della costruzione interminabile di un’imbarcazione che forse non prenderà mai il mare, di un matrimonio andato in fumo e di una fuga dal villaggio. In Sicurezza si intrecciano i sentimenti dei pericoli incombenti connessi al terrorismo nella vita della grande metropoli newyorkese e dei varchi aeroportuali con quelli della perdita delle certezze nei rapporti familiari. In Criminale episodi di varia consistenza e in diversi contesti temporali mettono crudamente in evidenza diversità e contrasti tra percezioni soggettive e effettive incidenze oggettive di trasgressioni commesse in pensieri e azioni. Infine, in Fiume le passeggiate mattutine della protagonista lungo le sue rive offrono a Olive Kitteridge l’occasione per dei confronti  tra la propria vita e quella di un altro anziano vicino, tra contrastanti sentimenti di attrazione e repulsione che lei prova verso di lui e, in ultima analisi, tra gli atteggiamenti ambivalenti che nutre nei riguardi dell’esistenza.

La personalità della protagonista e le vicende salienti della sua vita emergono progressivamente proprio dall’intreccio delle relazioni, dei sentimenti e delle vicende che la connettono agli altri personaggi. Al tempo stesso, la definizione delle figure degli altri personaggi del romanzo e di accadimenti o contingenze salienti delle rispettive esistenze viene effettuata nei termini incisivi propri della narrativa breve.

Proprio attraverso questo entrare nelle storie, e uscirne, o tornarvi, vivendole e osservandole da prospettive molteplici – evidenziate anche grazie al ricorso della narratrice al discorso libero indiretto – viene sollecitato il coinvolgimento del lettore nell’approfondimento dei personaggi e nel mettere in luce ciò che capiscono degli altri e di se stessi. La narrazione assume così un andamento cumulativo, corale,  che vale a irretire sempre più intimamente il lettore nelle vicende  della piccola comunità.

Personaggio tutt’altro che simpatico, Olive Kitteridge, dal carattere difficile, incline a impazienza e durezza critica, talora anche rancorosa, invadente. Una donna ferita e che però a sua volta non si perita di  ferire gli altri. Eppure è capace di sorprenderci nei suoi momenti di intuizione e di comprensione degli altri e di riconsiderazione di se stessa.  E’ grazie a queste sue capacità che assistiamo a una crescita complessiva della sua consapevolezza, nel corso del romanzo, che finisce per produrre, parallelamente, una crescita di empatia da parte del lettore.

Lo scorrere della vita, il farsi e il disfarsi degli amori – coniugali, passionali, familiari –  le avversità, tradimenti maggiori e minori, le frustrazioni,  ma anche l’indomita permanenza del desiderio o della speranza nell’incedere dell’età, questi sono i temi emergenti nella narrazione. Senza cedimenti a sentimentalismi, senza dissimulare crudeltà e amarezze, ma concedendo spazi ampi anche a tenerezza,  calore umano, solidarietà e, soprattutto, ad una perdurante vitalità.

Guardare indietro può recare con sé un forte senso di delusione, come quello di chi

avrebbe voluto essere un concertista ed era finito a fare l’avvocato, che aveva sposato una donna ed era rimasto con lei trent’anni, anche se in realtà a letto non le era mai piaciuto. [p. 87]

E’ possibile rendersi conto tutto a un tratto di quanto si sia rimasti immersi in uno stato per l’innanzi insospettato:

Quella sera, mentre usciva dalla scuola nell’aria invernale e si avviava verso il parcheggio lontano dove si trovava con la loro auto, Olive aveva la sensazione di essere stata vista. E prima di allora non si era mai nemmeno resa conto di sentirsi invisibile. [p. 301]

Il  senso della tua solitudine può attanagliarti nelle circostanze più improbabili:

Olive ricordò che inframmezzati a tutto il resto c’erano stati momenti in cui aveva avvertito una solitudine così profonda che una volta, non molti anni prima, mentre si stava facendo otturare un dente, il gesto delicato con cui il dentista le aveva voltato il mento con le dita morbide era stato per lei una tenera gentilezza di una profondità quasi straziante, e aveva deglutito con un mugolio di desiderio mentre le lacrime le spuntavano dagli occhi. [p.317-318]

Alle volte, più ancora che gli eventi esterni più estremi, nella vita quotidiana, possono essere le parole che ci si scambiano, a contare:

…non avrebbero superato mai quella notte perché avevano detto cose che alteravano il modo in cui ciascuno dei due vedeva l’altro.”[p. 178]

Il senso delle comprensioni mancate, dello spreco del tempo, sembra sempre arrivare in ritardo:

…se il piatto di Olive era stato pieno della bontà di Henry e lei lo aveva trovato gravoso, limitandosi a mangiucchiare qualche briciola alla volta, era perché non sapeva quello che tutti dovrebbero sapere: che sprechiamo inconsciamente un giorno dopo l’altro. [p. 381]

E la vita sembra spesso sfuggire di mano, con il suo scorrere in progressiva accelerazione:

“E’ stato quattro anni fa. Quattro anni sono un sacco di tempo.” “No, non è vero. Alla nostra età è come girare in fretta un paio di pagine. Tic tac.” Fece un gesto con la mano nel buio, un rapido movimento avanti e indietro. [p.198]

Eppure non mancano momenti di consapevolezza che riescono a farti apprezzare il senso della vita:

…pensava che dopotutto la vita fosse un dono, che uno dei pregi dell’invecchiare fosse la consapevolezza che molti momenti non erano soltanto momenti, ma doni.” [p. 182]

Non mancano le situazioni in cui puoi sorprenderti a riconoscere il permanere del senso della speranza:

Ricordò che cosa fosse la speranza; era ciò che provava in quel momento. Quel tumulto di stomaco che ti spinge avanti e ti trascina attraverso la vita proprio come le barche sotto di lei fendevano l’acqua scintillante, proprio come l’aereo avanzava vero un posto nuovo, in cui qualcuno aveva bisogno di lei. [p. 287]

E’ naturale, quindi, che alla fin fine, per quanto questo mondo possa apparirti per tanti versi folle, assurdo, incomprensibile, ad esso ci si possa continuare ad abbarbicarsi con una violenza pari alla forza dell’oceano, perché si vuole vivere e tener duro come la donna trascinata in acqua nella Marea montante (p. 71); oppure perché, più semplicemente e quietamente, come Olive Kitteridge, nonostante tutto, non si abbia ancora voglia di lasciarlo.

Nel concludere queste note credo di dover esprimere una nota fortemente critica per la versione italiana del romanzo. Capita, infatti, di imbattersi più di una volta in frasi zoppicanti, particelle pronominali incongrue, aggettivi possessivi di dubbia attribuzione, consecutio temporum traballanti. Tutto ciò non è imputabile all’autrice, bensì alla traduttrice, Silvia Castaldi, e/o all’editing dell’editore Fazi.

Questo ho potuto verificarlo sia attraverso un confronto dell’intero capitolo Una piccola esplosione con la sua versione originale reperibile sul sito del New Yorker , sia di parecchie altre pagine con quelle originali accessibili sul sito di Amazon.com.

Come ho già notato, non si capisce perché l’indice dei capitoli non sia stato pubblicato (mentre vengono prodotte  in appendice una serie di note, alcune delle quali appaiono del tutto superflue).

Così come non si capisce perché l’assimilazione di una persona ad una grassa foca debba essere sostituita con quella  addirittura a una grassa balena; come mai una benda di garza divenga una benda velata; perché ci si debba riferire a questa casa come a quella casa: come mai mi piacciono  i tuoi nasturzi – un complimento a chi li ha piantati e cresciuti – debba essere sostituito da un anonimo e distaccato che belli quei nasturzi; perché mai una vescica grossa come una pallina da golf sia definita grossa come una bilia, termine non più comunissimo per indicare una palla da biliardo. Non si comprendono i motivi per cui nell’intero, penultimo capoverso a pag. 97, i tempi verbali siano stati tutti cambiati rispetto all’originale, inficiandone almeno parzialmente il senso. Né cosa significhi parlare di una vita identica a un catalogo di Sears anziché, come nell’originale, alla vita rappresentata nel catalogo di Sears. Quale ragione vi sia per tradurre un probably con di certo; e perché mai il bel posto, questo, dove  verrà a stare Suzanne diventi quello dove andrà a stare Suzanne, quasi che debba trasferirsi lontano da qui. Non solo il ben noto Vicks Vaporub diventa un generico medicinale, ma si elimina il contestuale riferimento al raffreddore permanente del piccolo Chris. E per quanto riguarda i nomi, passi per una Ann che in un caso diventa improvvisamente Anne, ma come si fa a sostituire – sempre per una volta – al nome Jace il nome Jess?

E queste sono soltanto le osservazioni che emergono da una verifica parziale, sommaria e piuttosto veloce…!

2 Responses to Strout, Elizabeth

  1. Carlo Turco says:

    Gentile Signor Vecci,

    Le assicuro che nella mia copia – I edizione Fazi, 2009 – l’indice non c’è, né al principio né alla fine. Se è stato aggiunto in una ristampa successiva, questo non può che farmi piacere e, certamente, farà piacere a tutti i lettori.

    Carlo Turco

    Il 16/03/2012 18.04,

  2. massimo vecci says:

    molto ben fatta questa recensione, anche puntigliosa
    ma puntiglio per puntiglio perchè lamentare per ben due volte l’assenza dell’indice che invece è in testa al libro? forse perchè non è come si usa da noi infondo ai libri?

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