Greer, Sean Andrew

Un autore americano notevolissimo,  conosciuto grazie all’editore Adelphi, che ne ha pubblicato La storia di un matrimonio e Le confessioni di Max Tivoli.  Due romanzi che ho letto  in quest’ordine ma, in realtà, il secondo è del 2004 e il primo del  2008.  A mio parere andrebbero letti seguendo  la cronologia di pubblicazione, per apprezzare appieno lo sviluppo in positivo di un autore.

Le confessioni di Max Tivoli

E’ la storia raccontata in prima persona dal protagonista, Max Tivoli, che si rivolge ai lettori, ad altri personaggi della vicenda, in particolare a Sammy, registrando,  in quattro giornate dell’anno 1930, le sue “confessioni”.

Il narratore condensa sin dalle prime righe il tema fondamentale di questa storia e gli elementi salienti della vicenda:

Siamo tutti il grande amore di qualcuno.
Voglio scriverlo, in caso io venga scoperto e non riesca a terminare queste pagine, in caso le mie confessioni vi turbino al punto di gettarle nel fuoco prima che io arrivi a raccontarvi d’amore e di assassinio. E come biasimarvi? Tante cose possono impedire di ascoltare il mio racconto. C’è da spiegare un cadavere. Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.  [p. 15]

Poco più tardi il narratore espone esplicitamente la natura straordinaria della storia.

Max Tivoli nasce nel 1871, a San Francisco. Ma il suo fisico, la sua esistenza corporea, seguirà un percorso esattamente inverso a quello anagrafico: alla nascita ha l’aspetto di un vecchio settantenne, e mano a mano le sue sembianze fisiche ringiovaniranno; destinato a vivere, conseguentemente, fino al 1941.  Nel momento in cui verga le sue confessioni, perciò, Max Tivoli ha cinquantanove anni, si sta avviando a entrare nei sessanta, ma il suo aspetto, la sua conformazione fisica, è quella di un ragazzino undicenne. Le quattro giornate tra le quali si ripartisce il suo racconto saranno dedicate ad altrettante fasi cruciali di questa sua vita “a rovescio”.

Si riecheggia qui un’invenzione non nuova nella letteratura e, in particolare, il racconto di F. Scott Fitzgerald, The Curious Case of Benjamin Button (1921), cui proprio di recente si è ispirato un film dallo stesso titolo, anche se assai diverso dal racconto. Ma il modo di trattare questo tema da parte di Greer è del tutto personale e originale, anche se non manca qualche punto di contatto tra i personaggi.

Personalmente non sono molto disponibile, o aperto, verso la narrativa che mescola elementi assolutamente fantastici a storie che invece intendono essere del tutto realistiche, veriste. Proprio per questo sento di poter dire che tra i meriti maggiori di questo romanzo sta proprio quello di rendere la finzione completamente accettabile.

Verso la conclusione il narratore afferma:

Non ho raccontato niente di falso, ma rileggendo mi accorgo che nello stesso tempo non c’è nulla che suoni davvero giusto. [p. 309]

Credo il modo più efficace per esprimere quello che intendo sia proprio ricorrere a una parafrasi speculare di questa affermazione: “quello che ho letto è palesemente falso, ma al tempo stesso sento che tutto suona giusto, tutto funziona”.

Greer è uno di quegli autori che richiedono una lettura molto attenta e vigile. Mi sembra che abbia una capacità magistrale, infatti, nel creare sorprese e colpi di scena anche con riguardo agli eventi che tutta la narrazione ci induce ad attenderci. E questo, sia nel senso che d’un tratto gli eventi possono deviare in direzioni del tutto diverse da quelle attese, e che pur tuttavia si rivelano pienamente plausibili e consequenziali, sia nel senso che ciò che ci si attende si verifica in modi però tutt’affatto diversi da come ci si sarebbe anticipato.

La narrazione va seguita con attenzione, ma è lo stesso modo del narrare che avvince sempre più strettamente il lettore, i suoi sentimenti, la sua empatia.

Il romanzo affronta i grandi temi della letteratura (e della vita): l’amore – non solo l’amore passionale, anche l’amore filiale – , la morte, la giovinezza e la vecchiaia. E lo fa in termini e da angolazioni particolari, così che questi temi eterni appaiono svelarsi sotto profili nuovi, originali.

Se è certamente giusto affermare che il tema dell’amore eterno, dell’ossessione amorosa è al centro di questo romanzo, la particolarità sta nel fatto che esso non viene esplorato e sviluppato soltanto lungo la strada maestra del desiderio e della ricerca della persona amata, ma lungo quella, assai meno battuta, dell’”essere tutti il grande amore di qualcuno”, enunciato in apertura del romanzo, e che si rivelerà cruciale nelle motivazioni più profonde della storia.

Ai temi e all’intreccio della storia si accompagna uno stile della scrittura pienamente adeguato: nonostante la modernità – e, anzi, la piena appartenenza alla post-modernità – essa si presenta anche datata, come giustamente non potrebbe non essere una scrittura degli anni ’30. Mi sembrano anche evidenti venature melodrammatiche e, più specificamente, da narrativa gotica, in aderenza all’invenzione centrale del romanzo. E, infine, una scrittura altrettanto abile nel penetrare l’intimità di sentimenti, stati d’animo, emozioni, quanto attenta all’ambientazione storica e scenica della vicenda.

Un romanzo, insomma, di quelli che non esiterei a collocare tra quelli da leggere: e da rileggere.

(8/04/2009)

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