McEwan, Ian

Solar (Ed. Jonathan Cape, 2010)

Non ho avuto la pazienza di attendere la traduzione italiana  di Solar, l’ultimo romanzo di Ian McEwan. Voglio sperare che l’attesa (piuttosto lunga, mi sembra) sia almeno foriera di un lavoro di  edizione della versione italiana meno incline a errori, approssimazioni e stravaganze del tipo di quelle riscontrate in  Espiazione e Chesil Beach.

Il McEwan di Solar è un McEwan certamente diverso da quello dei romanzi appena citati; per qualche verso rimanda piuttosto al McEwan di Sabato; ma è pur sempre McEwan, proprio lui, del tutto riconoscibile – ed estremamente godibile – a dispetto di qualche recensione malevola  e, a mio parere, supponente, apparsa sulla stampa britannica. (Uno degli appunti mossi all’autore è quello di non caratterizzarsi più come rigorosamente e esclusivamente british, di essere stato inquinato dall’americanismo: quando semmai, a mio modo di vedere, è caratteristica propria dei classici, tanto più nel mondo attuale, quella di non rimanere dei reclusi della cultura d’origine.)

Solar è un romanzo-commedia con risvolti tragici, satirici, e un andamento che ha del picaresco. Centrato sul personaggio e la storia di Michael Beard – un fisico detentore di premio Nobel per la Beard-Einstein Conflation (la Combinazione Beard-Einstein, che vorrebbe essere uno sviluppo delle elaborazioni di Einstein riguardanti luce e materia), che vive di rendita di una fama peraltro in declino, pluridivorziato e sull’orlo della rottura del suo sesto matrimonio – ne narra le vicende osservate nei tre anni che danno titolo alle tre parti del libro: il 2000, il 2005 e il 2009.

Apparteneva a quella categoria di uomini – vagamente insignificanti, spesso pelati, bassi, ciccioni, intelligenti – che risultavano inspiegabilmente attraenti per certe belle donne. O credeva di esserlo, e il pensarlo sembrava renderlo tale. (p. 3)

Questa la presentazione di Michael Beard in apertura del romanzo. Michael Beard ha tutte le caratteristiche dell’eroe negativo: un ego straripante, dongiovanni incorreggibilmente infedele, privo di scrupoli e sostanzialmente amorale, sempre pronto a giustificarsi, incapace di contenersi a tavola, nel bere e nel fumo. Eppure, man mano che la storia progredisce – e che alle angolazioni comiche delle vicende se ne intrecciano aspetti o risvolti più decisamente drammatici – diviene sempre più difficile, per non dire impossibile, rimanere insensibili alle sue traversie, meno che mai considerarle la giusta nemesi per i suoi comportamenti. Impossibile, in definitiva, non scoprire di nutrire – magari nostro malgrado, magari avvertendone il disagio – una forma di empatia per il personaggio. Anche qui si rivela la maestria di McEwan nell’approfondire debolezze e contraddizioni della natura umana, senza mai rinunciare a una prospettiva ironica, tagliente, senza mai cedere a indulgenze sentimentali, eppure riuscendo a tenere aperto uno spazio ai sentimenti di umana comprensione.

Altrettanto rimarchevoli, in Solar,  sono i termini in cui la storia  e il personaggio di Beard  intersecano e riflettono i problemi dell’umanità alle prese con i mutamenti climatici e con la ricerca di soluzioni efficaci nel settore delle energie alternative. Come sempre ben documentata e accurata, l’invenzione posta da McEwan al centro della vicenda è quello della messa a punto di un processo di fotosintesi artificiale, a imitazione del processo della fotosintesi naturale, in cui la luce solare viene utilizzata per separare l’acqua  in idrogeno e ossigeno, consentendo così la produzione di  energia priva di emissioni carbonifere. La questione viene enunciata in modo ironicamente incisivo nel romanzo:

C’è un tizio nella foresta, sotto la pioggia, che muore di sete. Ha un’ascia, e comincia ad abbattere gli alberi per berne la linfa. Ciascun albero, un sorso. Tutt’attorno a lui c’è terra incolta, niente selvaggina, e sa che la foresta sta rapidamente scomparendo a causa sua. Allora, perché non si limita ad aprire la bocca e a bere la pioggia? Perché lui è estremamente bravo ad abbattere gli alberi, perché ha fatto sempre le cose in questa maniera, e perché pensa che la gente che sostiene l’idea di bere la pioggia sia stramba. Quella pioggia è la nostra luce solare… Inonda il nostro pianeta,  ne governa il clima e la vita.  Una dolce pioggia di fotoni, e tutto quel che dobbiamo fare è tendere le nostre coppe! (p. 27)

E’ curioso osservare che, proprio dopo qualche mese dalla pubblicazione di Solar,  talune riviste – tra cui l’Economist – riferivano di progressi interessanti, quantunque ancora assai distanti da possibili applicazioni pratiche, conseguiti nella fotosintesi artificiale presso l’MIT .

Solar però non è, né intende essere,  un romanzo di fantascienza o scientifico. L’ambientazione della vicenda personale di Beard nel contesto di uno dei problemi più seri e determinanti per le prospettive della nostra società, della nostra stessa civiltà, è funzionale all’esplorazione della condizione umana, a rappresentarne follie, contraddizioni, irrazionalità, ambizioni, velleità che ci riguardano da vicino nella loro dimensione individuale, privata, non meno che in quella sociale, collettiva. Così come essa è funzionale a conferire una più ampia e incisiva risonanza allo sviluppo della storia della storia del protagonista. I problemi di Beard – nella sua ricerca di una via di salvezza della terra dal disastro climatico, motivata principalmente dalla sua ricerca di una via per la riaffermazione di sé – si vanno via via aggravando, con il passare del tempo, mentre di pari passo si vanno assottigliando le probabilità che egli riesca a sottrarsi alle conseguenze dei suoi atti sconsiderati e delle sue malefatte. E tutto ciò riecheggia e riflette proprio quel che sta accadendo nella storia attuale del nostro pianeta ad opera del consorzio umano.

In Solar ricorrono temi cari a McEwan: rapporti e confronti tra cultura, approcci, orientamenti scientifici e quelli umanistici; ruolo e modalità della fiction e sua interazione con la realtà; univocità dei fatti e molteplicità delle versioni che se ne accolgono, per convenienza o per insipienza; connessioni imprevedibili e impreviste tra aspirazioni, intenzioni, accidentalità e conseguenze od effetti reali; accantonamento delle verità di cui non è sopportabile mantenere una consapevolezza costante;  ironia della inevitabile simultaneità tra lati umoristici, comici e persino grotteschi delle vicende, e la loro portata drammatica, o persino tragica. Altri temi particolari, investiti da questo romanzo, attengono alle  caratteristiche e idiosincrasie degli istituti e degli ambienti tecnico-scientifici, e alle diversità tra specifici aspetti del mondo produttivo americano e di quello britannico.

Una caratteristica di Solar è che il protagonista è in effetti l’unico personaggio disegnato a tutto tondo, mentre i personaggi secondari sono poco più che abbozzati, quantunque i più importanti tra essi non si riducano certo a comparse stereotipate. Rimane infatti pur sempre evidente la capacità di McEwan nel disegnare in termini inconfondibilmente individuali anche personaggi minimi, attraverso una scelta particolare delle parole. Ecco, per esempio, una bambina di tre anni particolarmente sensibile, così come la vede il protagonista:

Era una bimba profonda, socievole, dalla sensibilità quasi insopportabile. Riusciva ad avvertire, in una osservazione casuale, un’inflessione, un aumento di tono, che recepiva come una critica, o un rimprovero, e ne rimaneva scioccata, con i lacrimosi; e poi, molto spesso, finiva per scoppiare in singhiozzi e non era facile rassicurarla. Talora sembrava che lei sperimentasse i pensieri altrui come un campo di forze tangibile, le cui onde ti sommergevano, come frangenti dell’Atlantico. Questa sua consapevolezza degli altri era una persecuzione e un dono. Era intelligente e fiduciosa, divertente e acuta, ma la sua delicatezza emotiva la rendeva vulnerabile, e metteva suo padre a disagio. (p. 220)

A me sembra, tuttavia, che la presenza così largamente dominante di Michael Beard non costituisca un limite o un elemento di disturbo:  essa, al contrario,  contribuisce efficacemente ad evidenziare la  personalità debordante che caratterizza il personaggio, questo suo viversi come  vero e proprio centro di un sistema solare.

Anche qui la narrazione si avvale di quegli effetti di suspense e di rivolgimenti inattesi, sia negli eventi che nei comportamenti dei personaggi, che conferiscono alla narrazione di McEwan la capacità di avvincere il lettore oltre il momento strettamente dedicato alla lettura. Con una conclusione ultima che, quantunque enunciata con consapevole ironia, lascia tuttavia una traccia emotiva che non ci si sarebbe aspettati di provare.

Mi pare che Solar riesca, in definitiva, a combinare efficacemente le caratteristiche del romanzo di personaggi, del romanzo di intreccio e del romanzo di idee.  Se ci sono motivi per preferire altre opere di McEwan a quest’ultima credo che dipendano sostanzialmente da gusti e preferenze di natura squisitamente soggettiva del lettore. Credo, comunque, che la possibilità di sperimentare un McEwan con vena e toni in parte assai nuovi e diversi da quelli che si è portati ad anticiparsi in base alle precedenti letture, rappresenti un pregio non indifferente di questa sua ultima produzione e costituisca una ulteriore, appagante prova della versatilità e delle capacità innovative che questo autore sa esprimere pur nella evidente e solida continuità che ne caratterizzano stile e inventiva.

(26 giugno 2010)

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