Bloom, Amy

Di Amy Bloom conosciamo Per sempre lontano (più semplicemente Away, nell’originale), tradotto e pubblicato da Einaudi nel 2008.

E’ la storia di di Lilian Leyb, fuggita dalla Russia e dallo sterminio della propria famiglia negli Stati Uniti, e che dagli Stati Uniti intraprende un avventuroso viaggio di ritorno verso la Siberia, alla ricerca della figlioletta creduta morta. Ambientata con ricchezza di particolari agli inizi degli anni ’20, la storia è particolarmente suggestiva per le multiformi identità che la protagonista assume nell’evolversi della vicenda non meno che per la struttura e la tecnica della narrazione. Tutta “in presa diretta”, per così dire, segue momento per momento le vicende della protagonista in fasi temporali ben distinte, mentre i periodi intermedi vengono coperti dal ricordo o dai racconti della stessa protagonista. A tratti, inoltre, la voce narrante si allarga ben al di là del punto di vista della protagonista, investendo ciò che avviene – o avverrà – ad altri personaggi della storia (e di cui la stessa protagonista rimarrà ignara), le cui storie finiscono per incastonarsi nella storia principale contribuendo ad arricchirne la prospettiva. Grazie ad un linguaggio descrittivo particolarmente efficace, non di rado lirico, la narrazione assume caratteri che variano dal verismo più crudo al fiabesco, e che tuttavia nell’insieme risultano fondersi senza contraddizione. Parallelamente lo stato d’animo di chi s’immerge nella lettura: a tratti ci si sente chiamati a guardare dall’esterno i fatti, quasi con distacco, per trovarsi poi, viceversa, subitamente e profondamente emozionati e partecipi. Per me si è trattato di uno di quei libri di cui una seconda lettura, condotta anche a stretto ridosso della prima, ripaga ampiamente con un più articolato e intenso apprezzamento delle sue notevolissime qualità.

Impaziente di conoscere di più di questa scrittrice – con esperienze di psicoterapia e di insegnamento di scrittura creativa – mi sono procurato la raccolta di racconti da lei pubblicati negli USA nel 1993, dal titolo Come to Me.

Sono dodici storie, a buon diritto definite straordinarie, il cui tema in sintesi potrebbe definirsi quello dell’influenza dei molteplici modi dell’amore sulla vita delle persone. Un tema esplorato e sviluppato in termini nient’affatto convenzionali, spesso, al contrario, decisamente inquietanti, affrontando casi che riescono ad un tempo a essere decisamente particolari, fuori del comune, e nei quali, pur tuttavia, è impossibile – anche se spesso tutt’altro che confortante – non riconoscere sentimenti, riflessioni, esperienze di validità universale. La Bloom è maestra nel tessere il disegno di personaggi e trame che per alcuni versi si sarebbe portati a definire incredibili o estremi, ma che poi vengono abilmente condotti a evolversi e risolversi in termini che appaiono gli unici possibili, i più coerenti, quasi necessari. Storie la cui conclusione spesso non è altro che un nuovo, diverso inizio.

Le situazioni affrontate nei diversi racconti sono spesso al limite – magari anche oltre il limite – della devianza, sociale, ma talora anche psicologica, mentale. La Bloom sa trattarle con empatia, intuito psicologico – mai con un approccio da psicoterapeuta -, e di volta in volta con leggerezza oppure drammaticità, spesso con umorismo che però non diviene mai sarcasmo. I casi esplorati e variamente sviluppati sono quelli di un menage a trois con il quale una giovane donna deve confrontarsi alla morte della madre e i suoi effetti sulla propria relazione sentimentale; l’emergere dei sentimenti che legano una giovane ragazza madre e il ginecologo che l’assiste al parto, l’irrompere di un episodio quasi incestuoso tra una donna e il figliastro, dopo la morte del marito, nel perdurante amore che la lega all’uomo e al figlio avuto con lui; gli effetti a distanza di una generazione dell’incidente tragico in cui un bambino uccide il cugino; il destino drammatico di una ragazza schizofrenica dalla voce bellissima; le complesse interazioni tra amore coniugale, amore genitoriale e relazioni extra-coniugali; i rapporti appena accennati o, al contrario, intensamente vissuti tra partner d’età estremamente distanti; l’influenza del tempo nel rivoluzionare routines consolidate di vita familiare; l’incidenza dei rapporti extra-terapeutici nati al contorno di un rapporto di psicoterapia. In alcuni casi gli stessi personaggi ricorrono in diversi racconti, che ne offrono quindi una diversa prospettiva.

Vi sono alcuni passi che, per quanto in modo assai limitato,  possono fornire qualche traccia significativa della scrittura di Amy Bloom.

Il primo è tratto dal primo racconto, Love is Not a Pie, nel quale due figlie devono confrontarsi con la realtà di una vita sentimentale decisamente eterodossa della madre appena deceduta e che, appunto, ne riassume il succo:

  • L’amore non è una torta, tesoro. Io amo te e amo Ellen in modi diversi perché voi siete persone diverse, persone meravigliose, ma nient’affatto identiche. E così, chi sono io, con ciascuna di voi, è un chi diverso, unico per tutte noi. Io non scelgo tra di voi. Ed è la stessa cosa con papà e con Bolivar. La gente pensa che le cose non possano andare così, ma invece lo possono. Si tratta soltanto di trovare le persone giuste.(p. 19)

Il secondo è l’incipit di Silver Water, il racconto sulla ragazza schizofrenica dalla voce stupenda:

  • La voce di mia sorella era come dell’acqua di montagna in una brocca d’argento; la sua azzurra, trasparente bellezza ti rinfrescava e ti sollevava al di sopra del tuo calore, del tuo corpo. Quando andammo a vedere “La Traviata” – lei aveva quattordici anni, io ne avevo dodici – mi afferrò per il gomito, nel parcheggio, e mi disse: “Senti questo”. Spalancò la bocca in modo innaturale e ne emerse la sua voce: una voce così cristallina e luminosa che tutti gli spettatori in procinto di andarsene si immobilizzarono come statue di ghiaccio accanto alla propria auto, senza riuscire a tirar fuori le chiavi o aprire gli sportelli,  fino a che lei non ebbe finito; e a quel punto esplosero in un applauso assordante.(p. 87)

L’ultimo è la conclusione di Faultlines, la storia di un’attrazione fatale inutilmente contrastata:

  • Un bacio perfetto, come una spiaggia perfetta, o un diamante perfetto, non è cosa così comune nella nostra vita da poter essere ignorato. E quando Marie li chiama per il dolce, loro sciolgono le loro braccia, ma scoprono di non potersi dividere: sono inseparabili, come il colore e la luce. (p.110)

Sarebbe veramente auspicabile che Einaudi decidesse di pubblicare anche i bellissimi racconti di Amy Bloom, che riuscirebbero certamente a darcene un ritratto più ampio e completo di quello, pur affascinante, fornitoci con Away.

(16/03/2009)


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