per chi, per che

Dubbi,  incertezze, interrogativi, e perplessità a iosa, e diverse false partenze.

Alla fine ho pensato – scoprendo l’acqua calda, certamente, ma è così – che l’unico modo per cominciare un blog non può essere che il dargli inizio.

Scrivere un blog significa dare una qualche forma e misura di pubblicità a propri pensieri, gesti, azioni, cose. Perché, anzi: per chi e per che?

Essenzialmente:

  • per tenere traccia di proprie riflessioni, vicende, gusti e altri aspetti della quotidianità in termini più organici e articolati di quanto si possa fare in un diario;
  • per consentire anche a altri, ai quali ci connettono legami di varia natura e intensità, di poter accedere a questa traccia e,  quindi, per far conoscere di te aspetti o cose che magari non avrebbero mai occasione di conoscere altrimenti;
  • perché ci sono cose che si vorrebbero poter rendere pubbliche – come quando si scrive a un giornale – nella speranza che possano risultare di un più ampio interesse o che possano farti sentire di partecipare in una piazza assai più ampia,  anche se assai meno concreta e immediata, della piazza del paese .

Tutto questo mi ha costretto a  superare diverse paure:  riconoscere che la vanità non mi è affatto estranea,  ammettere che potrei rivelarmi incapace di mantenere  questo impegno e che, specularmente, potrei trovarlo privo di gratificazioni, perdermi del tutto in mezzo alla folla dei bloggers.

La stragrande maggioranza dei blogs sono anonimi, ma se avessi scelto uno pseudonimo – come in qualcuno dei tentativi già fatti – non credo che mi sarebbe riuscito comunque di evitare le innumerevoli omonimie, avrei dovuto rivelarlo a tutte le persone cui non ho motivo di nascondermi e, infine, non ho da difendere, come tanti personaggi di fama più o meno larga e duratura, una privacy particolare.

Infine, la difficile ricerca del titolo.

Perché ” Questioni“?

Mi piace la parola perché, quantunque generale e generica – come avrebbero potuto egualmente  esserlo temi, argomenti, faccende, problemi – essa include la radice quest, e il suo significato di ricerca.  Una delle motivazioni più pressanti di tante mie azioni, inclusa quella di accingermi a questo blog è la curiosità,  il desiderio di sperimentare, il provare come ricerca.

Mi sono sempre chiesto perché la traduzione più comunemente accettata e riferita del noto to be or not to be: this is the question sia quella dell’essere o non essere: questo è il problema; traduzione in cui si perde, a mio parere, il senso, essenziale,  della quest (che si potrebbe mantenere, per esempio, con ecco la questione).

E con ciò – salvo ripensamenti e riedizioni possibili  – si chiude il mio inizio.

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