FUNZIONI PUBBLICHE E POSTA ELETTRONICA – MOLTO FUMO, POCO ARROSTO

In una lettera pubblicata il 10 luglio da La  Repubblica, Paola Collina, dipendente statale, lamenta che ad aggravare le difficoltà del lavoro degli uffici pubblici si è da qualche tempo aggiunta la pessima abitudine degli utenti di bersagliarne con le proprie proteste gli indirizzi di posta elettronica, con un vero e proprio mail bombing che intaserebbe gli account e, a causa delle norme sulla trasparenza,  costringerebbe il povero pubblico dipendente a perdere il proprio tempo per rispondere.

Non conosco, nello specifico, la situazione rappresentata da Paola Collina. Trovandomi però, da cittadino utente che qualche volta amerebbe ottenere risposte da pubblici funzionari ed istituzioni, mi azzardo a formulare qualche ipotesi sulla questione.

La realtà è che  moltissime volte, troppe volte, scrivere a questi indirizzi, specialmente – ma non solo – nel caso di enti statali, non produce nessuna risposta, ma proprio nessuna, nemmeno un atto di ricezione automatico o un rifiuto chiaramente motivato. Oppure talvolta, peggio, per tutta risposta si ottiene una reiterazione pedissequa di informazioni già note sulle quali, magari, si richiedevano chiarimenti.

Uffici e funzionari che, con l’avvento degli indirizzi di posta elettronica, sembravano finalmente a portata di voce, rimangono invece lontani, intangibili ed ottusi; come, e più, di quando l’unica possibilità di accesso si affidava ai numeri di telefono, verdi o meno, buoni soltanto a deliziarti con brani musicali stravolti e ripetitivi (magari persino a pagamento), e a trattenerti con la promessa di non farti “perdere la priorità”, cui troppo spesso segue la “caduta della linea” o il segnale di “occupato”.

Appena qualche mese fa mi è capitato – e lo dico con estremo rammarico – di non ricevere uno straccio di risposta dopo essermi rivolto, dapprima, a Marco Marafini,  dirigente della Regione Lazio (mmarafini@regione.lazio.it), e qualche tempo dopo  allo stesso Presidente della Regione, Zingaretti (presidente@regione.lazio.it). Eppure il mio quesito non riguardava affatto un problema personale, bensì una questione di interesse generale attinente alle modalità di pagamento a favore di pubbliche amministrazioni (questione che, detto per inciso, aveva ricevuto ben altra attenzione dall’Ufficio per la  Semplificazione Amministrativa, quand’era in carica il tanto deprecato governo Monti – vedi qui).

Evidentemente, a livello di istituzioni e relativo personale, non ci si rende ancora abbastanza conto del fatto che quanto, nel caso di semplici privati o di aziende, è soltanto manifestazione di cafonaggine, cialtroneria, od insipienza, da parte di funzionari e rappresentanti pubblici evidenzia, in aggiunta ed oggettivamente, un pessimo livello di sensibilità, e fors’anche di responsabilità, civica e democratica. Sebbene personalmente non ne condivida l’azione, mi sembra comprensibile che tutto ciò possa indurre in alcuni cittadini  forme di protesta comunicativa anche vistose… 

Sarebbe eccessivo pretendere che le nostre amministrazioni prendessero a modello altri paesi, come gli USA, nei quali, a dar l’esempio dall’alto, vengono pubblicamente indicate 7 (sette) modalità per potersi rivolgere al Presidente Obama: il quale, ovviamente, non risponderà personalmente – anche se in casi eccezionali lo ha fatto – ma assicura la disponibilità di personale e uffici in grado di soddisfare le domande dei concittadini.

Anche in Italia abbiamo casi e situazioni, specie a livello locale, che costituiscono casi esemplari, tutt’altro che impossibili da imitare. Mi piace citare il caso della Provincia di Pavia, dove il suo Presidente, Daniele Bosone, ha creato un apposito sito sul quale non soltanto risponde alle più disparate domande di singoli cittadini, ma pubblicizza domande e risposte a beneficio dell’intera comunità (vedi qui).

Ma insomma, alla fin fine, laddove funzionari ed uffici pubblici non siano in grado o non abbiano voglia di gestire decentemente la comunicazione digitale con il pubblico, sappiano almeno rinunciare ad imbellettarsi con inutili indirizzi di posta elettronica usati come segni di una modernità e una disponibilità all’ascolto soltanto apparenti. Risparmiando così, a se stessi e agli ingenui cittadini, fastidi e perdite di tempo.  

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