MONTI a “PORTA A PORTA” – IL GIORNO DOPO

Debbo confessare – a me stesso, per cominciare – che provo un disagio estremamente acuto e deprimente sulla vicenda della partecipazione del Presidente del Consiglio Mario Monti alla trasmissione di Vespa.  Disagio dovuto al fatto di scoprirmi all’improvviso in disaccordo con – e isolato da –  tutti coloro, vicini e lontani, con cui condivido fino in fondo i motivi per cui “Porta a Porta”  e il suo conduttore mi appaiono insopportabili, emblemi della peggiore TV di Stato, agli antipodi di quella che dovrebbe essere una seria trasmissione di approfondimento giornalistico. Le ragioni, insomma, per cui da anni non seguivo più la trasmissione nemmeno per rendermi conto de visu di  dove si fosse arrivati.

Il disaccordo riguarda  giudizi e valutazioni estremamente drastici che sono stati espressi su significato e conseguenze di questa inopportuna partecipazione.

Si sostiene, per dirla in breve, che Monti ha mancato di dare un “segno di discontinuità” rilevante, che si è adeguato all’andazzo di sempre, si è posto sulla scia delle comparsate di Berlusconi e dei suoi adepti, persino che – se intendo bene il commento di Merlo su La Repubblica di oggi – che in pratica con questa partecipazione egli avrebbe dato il segno della  propria incipiente omologazione (secondo altri si sarebbe semplicemente scoperto per quello che realmente è).

Avrebbe dovuto e potuto fare altro, per parlare ai cittadini: a reti unificate – se non, addirittura, fuori del circuito televisivo – un messaggio agli italiani, oppure una seria conferenza stampa   animata da un manipolo di giornalisti in gamba capaci di porre poche domande chiave, sostanziose e rivelatrici, oppure altro ancora: qualsiasi cosa piuttosto che l’apparizione a “Porta a Porta” (e meno me che mai con la “lottizzazione” di alcuni ministri del nuovo governo tra la stessa “Porta a Porta”, in ora più tarda,  e “Ballarò”).

Contro questa apparizione si è mobilitata  una valorosa associazione come Giustizia e Libertà, con i suoi prestigiosi esponenti in prima fila, in una raccolta di firme come quelle che in passato venivano promosse per sventare corpose minacce alla Costituzione repubblicana.

Tutto questo ha fatto montare in me una crescente sensazione di fastidio, di sbigottimento rispetto a quella che avvertivo, da un lato, come perdita di discernimento nei confronti delle reali questioni in ballo e, dall’altro lato, come perdita di  senso delle proporzioni, alla fine foriero di un’esaltazione di “Porta a Porta” e del suo conduttore come totem – negativo, ben s’intende – dei peggiori mali di questo paese.

Cosa mi è successo, ho smarrito la mia sensibilità rispetto ai valori della decenza? Stanno venendo meno le mie capacità reattive? L’assuefazione ai costumi imperanti in questo paese mi stanno sprofondando in un pigro cinismo?

Per quanto mi sforzi di prendere in considerazione queste – e altre, non meno deprimenti – possibilità, tuttavia, le ragioni del mio disaccordo continuano ad apparirmi valide.

E’ verissimo, naturalmente. La gravità della situazione di questo paese domina largamente i miei pensieri e le mie preoccupazioni. Ho l’impressione netta che – nonostante le parole assai chiare di Monti – questa gravità non sia affatto percepita in tutta la sua interezza e immanenza dalla stragrande maggioranza dei miei concittadini: il pensiero magico dello stellone d’Italia mi sembra covare tranquillamente.

In tutta franchezza, a fronte di questa gravità, così come a fronte della pesantezza dei provvedimenti del governo Monti, mi è stato all’inizio  profondamente faticoso interessarmi al merito della disputa sulla presenza di Monti a “Porta a Porta” e sono rimasto sbalordito e incredulo a vederla campeggiare sulle prime pagine dei quotidiani (la musica che continua come prima, come se nulla fosse: sindrome Titanic). 

Una volta che il mio stesso disagio e senso di isolamento si è approfondito e ho cercato di porgere un po’ d’attenzione al merito, non è che le ragioni per dissentire mi siano apparse inconsistenti, anzi.

La TV pubblica così com’è, con i suoi talk show e i suoi, sempiterni conduttori, non se l’è mica inventata Monti, l’ha trovata così. Doveva essere tra i suoi pensieri e nel lavoro della sua squadra una iniziativa volta a dare un esempio, un segno di discontinuità, un nuovo modo di fare TV? Una cosa così semplice da organizzare in un battibaleno? Be’, allora dobbiamo prendere atto che, ecco, il governo Monti non è una squadra sufficiente e adeguata per raddrizzare le gambe alla TV nostrana in pochi giorni. Ha tradito la sua missione? E’ da buttar via?

Ma poi. Ci piaccia o non ci piaccia, c’è una consistente fetta di nostri concittadini che l’informazione politica è abituata ad assumerla per tramite di questi contenitori e conduttori. Cambiare questa banale realtà non lo si fa in un giorno con qualche iniziativa estemporanea. E allora questa fetta consistente di concittadini doveva essere ignorata dal Presidente del Consiglio? Siamo certi di poter considerare del tutto superfluo, inutile e – peggio – diseducativo l’intervento di Monti verso quei concittadini? Non sarebbe stato in qualche modo un segno di arroganza, di presunzione elitaria?

E infine. Alla fine, questa puntata di “Porta a Porta” io l’ho guardata. Non è stata certo quella conferenza stampa seria, sobria, incisiva che, come tutti quelli con cui condivido i giudizi sulla trasmissione,  desidererei – da una vita – riuscire a vedere in RAI. E però, altrettanto francamente, non mi è sembrato che ricalcasse pari pari i modelli che ricordavo dominare la trasmissione e il suo conduttore. A me è parso che – piuttosto che inserire Monti (e i suoi ministri) sulla scia di Berlusconi (e i suoi) – sia stata la trasmissione, e perfino lo stesso Vespa, a doversi adeguare alla ben diversa presenza e al ben diverso stile di Mario Monti (e dei suoi ministri).

Non so, anche in questo la mia sensibilità sarà distorta, o attenuata. Tutto compreso, però, in questo diverso stile imposto, almeno per una volta, a “Porta a Porta”, e nel  contenimento palesemente operato nei riguardi dei vezzi del Vespa a tu per tu con un (ben diverso) capo del governo, a me è sembrato di vedere dei “segni di discontinuità”, di non piatto adeguamento ai conformismi RAI,  che meritano una pur qualche considerazione e valutazione positiva.

E che – forse sempre per questioni di mutata sensibilità – mi sembrerebbero appropriate almeno quanto i peana trionfalistici tributati appena il giorno prima da tanta stampa, e da tanto gongolanti  osservatori,  all’apoteosi del profilattico operata da  Fiorello e al rilancio dell’Inno al corpo sciolto di Benigni – sempre sulla RAI.

Per cui, in mancanza di argomenti che riescano a convincermi, non potrò che tenermi il mio disagio e il mio senso d’isolamento…

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