MONTI DA VESPA – IL CASO

Credo che molte delle reazioni alla notizia secondo cui il  Presidente del Consiglio Monti  esporrà alla televisione – tramite la trasmissione di Vespa “Porta a Porta” – i provvedimenti governativi per far fronte alla pesante congiuntura attuale siano eloquentemente indicative degli aspetti civici, culturali, sociali della crisi che attanaglia il nostro paese – e che, come spesso accade, appaiono spesso oscurati dall’urgenza degli aspetti economici.

Anche a me –  come, penso, a moltissimi italiani –  si arriccia la pelle e sono preso da reazioni di rigetto, in ogni senso, a pensare di dovermi assoggettare a passare nel boudoir di Vespa, per conoscere in diretta da Monti e da alcuni dei  suoi ministri le proposte governative.

Tuttavia non negherò certo che ci sia un po’ di isteria – per quanto fondata e giustificata – in questa reazione e che quindi sia necessario in qualche modo controllarla e superarla.

Non è certo un male che, in un momento critico come questo, la presentazione di un programma governativo così pesante venga fatta direttamente ai cittadini attraverso mezzi di informazione di massa. E non credo che, istituzionalmente parlando, la scelta del veicolo non potesse che essere, doverosamente, la TV pubblica e, nel suo ambito, la rete televisiva a maggiore diffusione. Né mi sembra che sarebbe stato immaginabile e corretto che la trasmissione fosse organizzata come un puro e semplice “messaggio agli italiani”.

Ma certo non è colpa di Monti se, nell’ambito della prima rete della TV pubblica, oggi non si trovi altro “contenitore”  possibile che quello della trasmissione di Vespa.

Cosa si pretenderebbe, che in quattro e quattr’otto  la RAI – questa RAI – sia in grado di mettere in piedi una seria trasmissione di giornalismo televisivo, con un Presidente del Consiglio e alcuni ministri a presentare e un ristretto manipolo di giornalisti a porre poche, intelligenti domande sostanziose mirate soprattutto ad approfondire la presentazione, renderne più chiari aspetti complessi, scovare eventuali reticenze – insomma, a contribuire a fare buona informazione, piuttosto che a ribadire posizioni di parte e partiti presi, stimolare reazioni prevedibili, conquistarsi il consenso di questa o quella parte della platea?

Miracoli o improvvisate di babbo Natale non sono realizzabili. Siamo e viviamo in Italia, mica in un altro paese.  Che facciamo, vogliamo impedire e impedirci di ascoltare Monti perché quel salottino è stato al servizio di Berlusconi? A troppe cose dovremmo rinunciare, se adottassimo una logica del genere: e non si può scadere sempre nel farsi male pur di fare dispetto a chi, senza dubbio, pur lo merita e stramerita.

 

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