BALLARO’ – PROVE TECNICHE DI (MALA) EDUCAZIONE

Non mi è sembrato particolarmente di buon gusto ieri sera, in chiusura di Ballarò, lo scambio di battute e ammiccamenti tra il sondaggista Pagnoncelli e il conduttore Floris. A quest’ultimo che lo invitava a rispondere in fretta, considerati “…i tempi un po’ stretti” della trasmissione, il Dr. Pagnoncelli ha sornionamente  replicato accennando a “possibili conseguenze”; al che, di rimando, Floris ha ridacchiato qualcosa come   “beh, non sono poi drammatiche, diciamo”, compiacendosi per qualche sghignazzo così suscitato tra gli astanti.

Ci si riferiva, evidentemente, alle proteste della settimana precedente del Direttore di RAI 3, Bianca Berlinguer, per il sistematico sforamento dei tempi, da parte di Ballarò, ai danni della propria trasmissione.

A me non sembra che il richiamo a degli elementari principi di buona educazione meritasse di essere minimizzato, e men che mai irriso: tanto più che Floris e Pagnoncelli non di rado han fatto le spese della maleducazione di taluni degli invitati al programma.

Non rispettare i tempi di una trasmissione e di un palinsesto – così come arrivare tardi agli appuntamenti, entrare a cinema o teatro a spettacolo iniziato, liberare un’aula in ritardo – rimane pur sempre un atto di villania,  anche se a praticarlo siano in tanti.

Incidentalmente, poi, lo sforamento sistematico dei tempi da parte di  un conduttore televisivo non è  qualcosa di trascurabile, in quanto non è precisamente un indice di professionalità nella conduzione.

Quando poi ad eventuali richiami alla buona educazione si risponda con l’alzata di spalle o, peggio, lo sberleffo, si passa inevitabilmente dal dominio della villania occasionale e involontaria a quello della  ostentata cafonaggine. Qualcosa, cioè, di cui si farebbe tanto volentieri – e finalmente!  – a meno, a cominciare dalla televisione pubblica.

Se davvero si vuole far avanzare il tempo del dopo-Berlusconi anche nel circo mediatico, dipenderà dalla capacità di tutti, nessuno escluso, di praticare anche in queste piccole – ma poi non tanto piccole – cose,  il rispetto di regole minimali di convivenza civile.

E magari, perché no  – quando ci capiti, per avventura, di essere colti in castagna – dalla capacità di saper reagire, anziché con l’arroganza auto-assolutoria del che sarà mai, con un sobrio quanto dovuto scusate tanto.

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