LA STRATEGIA DELLO SPRECO – LE PROPOSTE IGNORATE

La situazione del paese è resa ancora più critica dall’assenza di un governo degno di tal nome, da una parte e, dall’altra, da confusione e contraddizioni che davvero non mancano nell’opposizione espressa da  partiti, movimenti e piazze.

Tra i tanti esempi fra cui scegliere, impossibile non fare riferimento, proprio in questi giorni, a taluni  degli obiettivi istituzionali presi di mira da gran parte dei promotori delle manifestazioni del 15 ottobre, da non pochi dei partiti della cosiddetta “sinistra estrema”, ma anche da taluni settori del PD: gli stessi obiettivi contro cui, da più lunga data, si sono espresse la Lega ed esponenti del PDL, senza che ciò, evidentemente, abbia minimamente indotto a riflettere i loro (sedicenti?). Banca d’Italia e BCE additati all’esecrazione del popolo, degli indignati (e non ci si meravigli poi che bandiera italiana ed europea vengano date alle fiamme dai facinorosi), con richiami pretestuosi quanto patetici alla sovranità nazionale violata e al deficit di democrazia di questi organismi.

Ma dovremmo essere in ginocchio a ringraziare per l’esistenza di questi organi tecnici, che qualche freno e rimedio l’hanno ben posto all’inerzia e all’inadeguatezza di un governo la cui azione e inazione, abbandonate a se stesse, sono rovinose per l’Italia.  Certo, questi organismi non sono in grado, né hanno titolo, per avanzare politiche “di sinistra”: esse possono e debbono unicamente occuparsi, istituzionalmente, della “tenuta dei conti”. Il che non si configura di per sé, come si blatera da troppe parti, come una politica neoliberista. Ecco, finalmente – in un contesto di demagogia populista imperante  – adesso abbiamo trovato il contraltare all’invettiva Berlusconiana che taccia di comunismo chiunque intralci  i suoi disegni: tutto quello che non aggrada si configura ipso facto come come deriva del neoliberismo più sfrenato.  Mentre quella della tenuta dei conti è  semplicemente una  fondamentale esigenza che si configura come un requisito ragionieristico, se non, addirittura, banalmente matematico.

In questo contesto la proposta avanzata da Tito Boeri su Repubblica del 14 ottobre scorso – “La mossa per salvarsi” –   appare particolarmente interessante. Essa prevede, in partica, di organizzare una gestione del patrimonio pubblico nazionale non tanto per venderlo quanto, invece, per ottimizzarne la gestione e porre fine a una politica sprecona che, qua per incompetenza e là per favoritismi di varia natura, soffoca la redditualità del patrimonio pubblico  a livelli infimi. Tale gestione andrebbe affidata ad un organismo tecnico indipendente controllato a livello europeo. Una soluzione, quindi, che eviterebbe la svendita del patrimonio, magari gestita ancora una volta sulla base di favoritismi e tornaconti di parte,  porrebbe limiti invalicabili a qualsiasi tentazione di intrusione dei partiti e delle lobby nella sua gestione,  costituirebbe garanzia credibile ed efficace ai fini della solvenza del nostro debito così da far riguadagnare credibilità e ridurre gli spread dei nostri titoli rispetto a quelli tedeschi. Una soluzione che potrebbe essere considerata anche transitoria e, alla cui fine, stato e enti locali si troverebbero di nuovo in possesso di un patrimonio non svenduto e restituito a una sana, redditizia gestione a favore dei propri bilanci.

Un’operazione tutt’altro che astratta improvvisata poiché ricalca, come ricorda Boeri, una soluzione già attuata dalla Germania ai tempi della riunificazione con la Germania orientale.

Ebbene, fino a questo momento, quantunque segnalata da diversi blog (triskel182, diritti globali, nuovi italiani , e il PD di Brescia) non mi risulta che questa proposta abbia recepito grande attenzione – non certo dal governo, di nuovo indaffarato sulle intercettazioni – né dai mezzi di informazione nazionale, né dalle organizzazioni imprenditoriali e sindacali, ma nemmeno dai partiti e, in particolare, dal PD.

L’impressione è che in un momento in cui occorrerebbe vigilanza e prontezza di riflessi ci sia una sorta di assopimento generalizzato per quel che riguarda interventi concreti e precisi, non appare trendy sotto il profilo dei temi prevalenti nel dibattito e nella chiacchiera abitudinari quotidiani.

Non è chiaro se ciò accada per intrinseca incapacità ad apprezzare l’innovatività e la portata della proposta, oppure perché essa si pone al di fuori di una ortodossia di conservazione e salvaguardia di poteri, posizioni e ambizioni che si vogliono fortissimamente contendere ma cui altrettanto fortissimamente non si intende rinunciare.

Difficile decidere quale delle due ragioni di tanto silenzio sia più desolante. Tutti aperti e interessati alle suggestioni provenienti dalla società civile: ma non appena esse abbiano il torto di farsi assai concrete e incisive, di presentarsi come proposte operative attivabili immediatamente, tutti sordi, muti e orbi.

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