QUOTE ROSA NEI CdA – ALLARMI GIUSTIFICATI?

Desta più di qualche perplessità il commento di Alberto Statera su Repubblica – Affari e Finanza del 4 luglio – a proposito dell’entrata in vigore della norma bipartisan sulle “quote rosa” nei Consigli di Amministrazione delle società quotate in borsa e delle aziende a partecipazione pubblica: consigli che dovranno essere costituiti da donne per 1/5 a partire dal 2012 e  per 1/3 a partire dal 2015.

Il modello imitato, non tanto occultamente, è la Norvegia, paese certamente assai più avanzato dell’Italia sul piano della collocazione della donna nella società: mi sembra che una volta tanto porsi degli obiettivi ambiziosi non sia una idea così malvagia, considerati i posti che il nostro paese si trova ad occupare in relazione a tanti indicatori di livello di civiltà, seguendo modelli di paesi assai più arretrati. 

Statera mette in rilievo la concomitanza fra l’entrata in vigore della norma e quanto sta emergendo sulla rete definita eufemisticamente lobbistica che ha favorito l’insediamento di manager, presidenti, amministratori delegati, ecc., in società pubbliche e private. Richiama poi i nomi delle ministre dell’attuale governo  “che hanno goduto non tanto di pari opportunità, ma di opportunità più che straordinarie incredibili” e di altri personaggi femminili catapultati in posizioni di prestigio in quanto “protagoniste di storie non proprio commendevoli”. Infine  ritiene di poter tranquillamente prevedere che “in nome delle quote rosa fiorirà un mercato alla Bisignani per favorire carriere al femminile, non delle più brave ma delle più fidate” e quindi la formazione di una qualche nuova lobby,  P5 o “Q1 all’arrembaggio” che sia. Insomma, ben poco da attendersi sul piano di una effettiva promozione del ruolo delle donne rispetto all’attuale situazione di minorità.

Salutare l’avvento delle “quote rosa” in questo settore, enfatizzando certe  “concomitanze”  e citando i casi di  avventurose carriere “al femminile”, è esattamente ciò che suscita perplessità. 

E’ lo stesso Statera, del resto,  ad aver giustamente notato, in apertura, che non sappiamo “quanti di quei maschi che occupano poltrone di vertice le abbiano conquistate per talento e merito o per la spinta di logge, massonerie, conventicole e mafie”. Cosa cambia, allora, sotto questo profilo, l’avvento delle quote rosa?

Non è che, al di là delle intenzioni, si finisca così per implicare di fatto  che sarebbe  – o sarebbe stato – meglio dare un buona ripulita ai processi di nomina, prima di assumere provvedimenti avanzati come quello delle “quote rosa”? Finendo inoltre per implicare, come corollario – o forse, più esattamente, sottintendere come postulato –  che si produca una maggiore sconvenienza se a beneficiare di sistemi di promozione sociale malandrini possano essere le donne in proporzione maggiore di quanto non sia avvenuto sinora?

Ma perché, le dispari opportunità (per le donne di talento) provocate dalla diffusa presenza di “mogli, amanti e figlie” in tanti CdA debbono valutarsi in qualche modo un danno peggiore delle dispari opportunità (per gli uomini e le donne di talento) causate dalla diffusa presenza nei CdA di fratelli, cugini, nipoti e sodali vari?

Sembra quasi che l’introduzione delle  “quote rosa”, per essere accettabile, o giustificata, debba in qualche modo essere subordinata alla, o condizionata dalla, certezza che possano avvalersene soltanto donne di spiccate capacità e competenza e specchiata virtù.

Anche qui sembrano manifestarsi atteggiamenti e attese assai diffusi e tradizionali, quando si parla di pari opportunità per le donne:

  • prescrizione di intenti : ai posti e/o alle retribuzioni di livello elevato devono poter assolutamente accedere anche le donne;
  • codicillo condizionale: purché, ovviamente, si tratti di candidate dotate di capacità e competenza almeno pari (possibilmente superiori) a quelle dei candidati uomini;
  • codicillo inespresso: livelli di posizioni e retribuzioni superiori alle effettive capacità e competenze di quanti le occupano o percepiscono sono aree riservate ai soli uomini.

E invece no, è bene che le “quote rosa” vengano perseguite anche nelle attuali condizioni. Non c’è alcuna ragione plausibile per ritenere che continuare a riservare il campo delle opportunità più che straordinarie incredibili ai soli uomini (che sinora se ne sono avvalsi in misura elevatissima e preponderante) contribuirebbe a migliorare, o a non far ulteriormente sprofondare, il livello di opacità e di immoralità dei processi di affidamento degli incarichi di responsabilità.

Perché allora allarmarsi per l’imminenza di un  mercato  oscuro delle quote rosa, quando in realtà il mercato oscuro da contrastare e sradicare è quello di tutte le nomine. Non ha molto senso  allarmarsi per pochi afidi che avanzano verso i nuovi boccioli, quando l’intero roseto è infestato dagli afidi. E’ in una disinfestazione globale che ci si deve impegnare per risolvere la questione: anche a beneficio, certamente, dei nuovi boccioli.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: