CONVINTO A VOTARE ALTRI DUE “SI” NEI REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO

Non rinnego alcuno dei motivi per i quali ero decisamente orientato a votare (“Sì”, ovviamente) soltanto nel referendum relativo al “legittimo impedimento”. 

Rimango convinto che sia sul “nucleare”, sia e soprattutto sull’”acqua”, il nostro paese avrebbe bisogno di politiche che non possono certo disegnarsi con l’abrogazione di  spezzoni di provvedimenti legislativi. Così come rimango – semmai, ancora più – convinto che una parte assai rilevante degli argomenti di merito da parte dei sostenitori del SI in questi referendum sono troppo spesso ispirati a tesi preconcette non prive di populismo demagogico, se non addirittura fondate, in qualche caso, su elementi falsi (non è affatto vero che il fallimento del referendum sull’”acqua” avrebbe come conseguenza automatica e ineluttabile la “privatizzazione dell’acqua”!).

Quello che mi ha fatto cambiare orientamento, inducendomi a ritirare le schede e a votare SI al quesito referendario sul nucleare e al primo quesito sull’acqua è stato l’argomento tutto politico richiamato in occasioni diverse dalla Presidente e dal Segretario  del Partito Democratico: l’importanza di esprimere,  in questa fase, un giudizio chiaro e deciso sulla totale  inadeguatezza del governo Berlusconi nell’affrontare problemi essenziali del paese. Come si evidenzia, appunto, con riguardo alle  politiche energetiche e di gestione delle risorse idriche, in forza di provvedimenti che si caratterizzano come improvvisati, approssimativi, confusi, talora motivati da intenti o interessi tutt’altro che trasparenti. E, per colmo di paradosso, in palese contraddizione con principi basilari di quel “federalismo” di cui la Lega si fa paladina  a chiacchiere, usandone spesso il nome, nella sostanza, per contrabbandare il peggiore clientelismo.

Convinto, quindi, da motivazioni eminentemente politiche, in controtendenza rispetto alla scelta “tattica” di depoliticizzare i referendum (scelta sulla quale ho non pochi dubbi).  E deciso anche a sottrarmi ai condizionamenti negativi di tanta semplicistica propaganda da parte di troppi sostenitori del “SI” (ragione per la quale mi guarderò bene dal partecipare alla manifestazione di Piazza del Popolo, dopo aver appreso che gli esponenti politici NON saranno sul palco).

Sul secondo quesito sull’”acqua”, a votare “SI”, però, non ce la faccio proprio. Escludere l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito è espressione di velleitarismo e di bigotteria, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore è figlia di quello stesso populismo venditore di sogni e illusioni che ha decretato il successo di Berlusconi. Stiamo nelle condizioni in cui stiamo, con uno dei più elevati debiti pubblici al mondo, accumulato –anche a carico di future generazioni – proprio attraverso una pluriennale politica finanziaria e fiscale “spensierata”: ma davvero possiamo ancora seriamente pensare che i servizi possano (debbano!)  essere pagati da un fantomatico qualcun’altro?

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