L’IMBROGLIO DEL REFERENDUM SULL’ACQUA

Non posso che definire desolante – tornando sul tema dei referendum di cui avevo già parlato – il concorso di giudizi positivi e il sostegno proveniente anche da autorevoli e stimatissimi democratici, come il Prof. Rodotà, così come l’impegno nelle piazze di tanti concittadini certamente in buona fede, a favore del referendum dal quale si pretende dovrebbe discendere una pronuncia pro o contro la pubblicità dell’acqua.

La Corte Costituzionale non ha ammesso a referendum il quesito in base al quale si sarebbe potuto abolire la norma che prevede che la gestione dei servizi idrici possa essere affidata non soltanto a servizi pubblici, ma anche a società miste o in concessione a terzi: i promotori dei referendum lo sanno benissimo, eppure continuano a promuovere e ragionare come se quel quesito fosse stato accolto.

La partecipazione dei privati alla gestione dei servizi idrici non verrebbe affatto impedita dal prevalere dei SI nei referendum ammessi.

Il prevalere dei SI avrebbe due conseguenze: l’eliminazione dell’obbligo di procedere all’affidamento dei servizi mediante gara e la eliminazione  della adeguatezza della remunerazione del capitale investito tra gli elementi di calcolo della tariffa dei servizi idrici.

Quali vantaggi ne potrebbero  derivare alla gestione di un prezioso bene pubblico come l’acqua, ai cittadini, alle pubbliche finanze è materia del tutto opinabile e discutibile: e ci sono esperti autorevoli quanto affidabilissimi che hanno messo sull’avviso circa i danni ingenti che potrebbero derivarne  (tra i più seri quello di continuare a scaricare sulle future generazioni – secondo quella che è oramai una consuetudine – i costi di una avventata gestione di investimenti e servizi in questo cruciale settore). Si vedano  in proposito, ad esempio, gli articoli di A. Massarutto su La Voce.

Ma queste quisquilie sembrano interessare assai poco. L’importante è andare avanti, agitando bandiere e insegne del bene comune, del rifiuto dell’appropriazione privata di beni pubblici, ricorrendo anche a suggestioni misticheggianti che evocano sorella acqua, non importa nulla quanto a sproposito , non importa se anche a prezzo di ingannare i cittadini.

E’ triste e sconsolante.

Siamo oramai al punto in cui al populismo della destra di marca berlusconiana si sceglie deliberatamente di contrapporsi, specularmente, con un populismo che vorrebbe caratterizzarsi come di sinistra. Dimenticando che semmai esista un ambito in cui distinguere destra e sinistra non abbia il minimo senso questo è proprio il populismo: secondo il Colletti, atteggiamento demagogico volto ad assecondare le aspettative del popolo, indipendentemente da ogni valutazione del loro contenuto, della loro opportunità.

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One Response to L’IMBROGLIO DEL REFERENDUM SULL’ACQUA

  1. Prendo lo spunto da quanto lei ha scritto sul posto dopo il mio sul nucleare del sito PD a firma di Stella Bianchi.
    In realtà in Italia ormai si ragiona al presente e non più per i prossimi trenta o quarantanni. Sto seguendo per il PD locale la questione rifiuti e adesso sto concludendo 5 serate a tema sull’energia. (1° aprile 4a serata nucleare). Beninteso le tre serate precedenti centrali tradizionali, fotovoltaico, eolico etc. La questione di sempre è che va bene se non è a casa mia. Si può fare tutto purché non da me. Cosi è per l’alta velocita, per i rigassificatori, per i termovalorizzatori, per le discariche, per le pale eoliche, per i pannelli a terra del fotovoltaico e adesso di nuovo per il nucleare. Nel 1987 ho votato convintamente no al nucleare in quanto CHERNOBYL era stato il “giorno prima” ma probabilmente seppelliremo anche questo poiché anche stavolta è l’emotività che ci farà scegliere. Anche io voterò contro il nucleare ma so che ci sono a circa 200 km dal confine italiano almeno 14 centrali nucleari. la produzione di energia elettrica derivante dalle fonti alternativa è quasi irrilevante rispetto a quello che viene da idroelettrico e termoelettrico. Carbone, gas, gasolio, metano.

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