SE NON ORA, QUANDO? UNA DONNA A PALAZZO CHIGI

Adesso! Adesso è l’ora di chiedere a una donna di guidare l’alleanza repubblicana di cui parlava Scalfari il 13 febbraio. L’alleanza che dovrebbe affrontare l’emergenza democratica in atto, governare la transizione al post-Berlusconi, restituire la normalità democratica alla vita delle istituzioni, riportare il senno (non il seno, direbbe Angela Finocchiaro), la serietà e la sobrietà alla guida del paese.

Poiché, come dice Scalfari, sarebbe difficile designare come leader dell’alleanza un’esponente proveniente da una delle forze alleate, dovrebbe trattarsi di una donna della società civile. Così come è stato – con gli uomini – in altre fasi assai difficili, ma non così drammatiche, della nostra storia recente, ricorrendo a uomini della Banca d’Italia o del mondo della cultura e della ricerca.

Riferendosi a contesti analoghi,  si possono fare nomi come quelli di Agar Brugiavini, Daniela Del Boca, Silvia Giannini, Maria Cecilia Guerra, Lucrezia Reichlin, Chiara Saraceno, Anna Maria Tarantola, Luisa Torchia, Nadia Urbinati, tra i tanti che potrebbero individuarsi.

Una donna, adesso, alla guida dell’alleanza repubblicana, costituirebbe una doverosa riparazione nei riguardi della dignità delle donne – e della dignità degli uomini – offese dai modi del sultanato.

Darebbe un segnale forte, chiaro e credibile – all’interno e all’estero – sulla reale volontà di questo paese di riscattarsi dalle sbronze mediatiche del carisma, del look, del “fare” di facciata; e della sua volontà di tornare a fare affidamento sull’impegno civile, a misurarsi con la realtà, a lavorare per il futuro, a tornare a contare nel consesso delle democrazie.

Chiedere a una donna di farsi carico di questa impresa,   significherebbe dare una risposta di sostanza alle istanze delle donne che hanno affollato le piazze d’Italia – e non solo d’Italia – il 13 febbraio: e significherebbe dare al  paese, finalmente, in questa situazione di emergenza, l’opportunità di avvalersi di capacità, competenze, sensibilità  sinora irresponsabilmente sottoutilizzate.

Se le forze politiche delle opposizioni hanno reale coscienza della gravità e dell’urgenza della situazione, non dovrebbero avere difficoltà a intendere che sì, si può fare: meglio, si deve fare.

Se non ora, quando?

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