REFERENDUM AL SERVIZIO DELLA DEMAGOGIA

L’”ITALIA DEI VALORI”, altre formazioni politiche “di sinistra” e frazioni varie di democratici e progressisti ostentano esultanza per la decisione della Consulta di ammettere a referendum provvedimenti legislativi del governo Berlusconi riguardanti l’energia nucleare e la gestione dell’acqua.

Personalmente trovo funestamente idiota, soprattutto da parte di tutti quei settori della politica, dell’informazione, della cultura, della società civile che si proclamano indignati e impegnati in prima linea contro l’antipolitica di berlusconiani, leghisti e assimilabili, ritenere che problemi politici complessi e vitali per il futuro del paese possano essere affrontati a colpi di referendum. Né meno funestamente idiota trovo che questi settori si siano impegnati, e continuino ostinatamente a impegnarsi, attraverso l’uso sempre più improprio dei referendum, nello snaturamento di quello che era stato previsto dalla Costituzione  come  un prezioso istituto di democrazia diretta, da utilizzare come correttivo eccezionale su grandi questioni di diritti e doveri,  in uno strumento di più o meno spudorata demagogia, sostanzialmente al servizio della visibilità e dell’auto-promozione  occasionali di  minoranze vocianti  auto-investitesi di ruoli salvifici a contrasto di presunte apocalissi.

Ma cosa c’è di più palesemente e radicalmente anti-politico che il pretendere di sollecitare l’elettorato ad esprimersi con un SI o con un NO su quesiti concernenti un intricatissimo arzigogolo di articoli e, più ancora, scampoli di articoli di legge, che poi, nei risultati, dovranno leggersi e recepirsi come un SI o un NO più o meno definitivi e sempiterni all’utilizzo dell’energia nucleare e a qualsiasi forma di privatizzazione della gestione della distribuzione dell’acqua?

L’uno e l’altro tema dovrebbero imporre, specie a forze politiche progressiste degne di questa definizione, di farsi promotrici della formazione di politiche razionali e ragionevoli basate sull’approfondimento delle conoscenze e delle prospettive sullo stato dell’arte, di fabbisogni ed esigenze, di costi-benefici e di valutazione comparata dei rischi, chiamando a confronto – non certo limitato ai confini del cortile di casa – scienziati, tecnici, ricercatori, produttori e consumatori. Politiche capaci di rapportarsi ed evolvere in funzione di quelle che sono realtà, tecnologie, esigenze e prospettive mutevoli, impossibili ad inchiodarsi ad un istante e a un luogo determinati una volta per tutte.

Politiche, appunto: non crociate affidate alla reazioni viscerali, ai pre-giudizi, alla disinformazione, alla faziosità di confessioni contrapposte.

Che senso ha essere “antinuclearisti” in un paese che già, qui e ora, si approvvigiona di energia fornita dagli impianti nucleari francesi? Il problema non è quello di dire sì o no al nucleare ma come, quanto, dove, con quali tecnologie, ecc. . Persino sul problema delle scorie, il più serio dell’”energia nucleare” – ma si vorrà parlare anche dei problemi delle batterie delle auto ibride o elettriche, cui si guarda come si trattasse di una panacea dal punto di vista ambientale ed energetico – le tecnologie già accessibili oggi consentono di affrontarlo in termini assolutamente non confrontabili  con quelli delle centrali già operanti: e si tratta di tecnologie in evoluzione (e alla cui evoluzione si dovrebbe cercare di partecipare e contribuire, altro che astenersene).

Che senso ha la difesa a spada tratta della pubblicità della gestione di distribuzione dell’acqua, in un paese in cui la gestione pubblica è tradizionalmente responsabile per uno spreco sistematico di una risorsa (sempre più) preziosa come l’acqua. E sì, è vero, lo spreco è di gran lunga maggiore nel Mezzogiorno: ma non è che le percentuali relative all’acqua dispersa dagli acquedotti della Lombardia siano insignificanti o, comunque, degne di una moderna, attenta distribuzione!!

E se l’acqua è preziosa, infine, occorrerà adeguarne i prezzi e articolarli sugli usi, per renderne meno convenienti gli sprechi – anche questi enormi – da parte delle utenze. Questa storia per cui un bene in quanto pubblico, di tutti, debba anche essere fornito a basso prezzo – ossia a prezzi non remunerativi di tutti i fattori della produzione che concorrono a renderlo effettivamente disponibile – dovrà rapidamente cessare di essere un dogma e un tabù inviolabile.

E’ paradossale, per non dire grottescamente ridicolo, che proprio i sostenitori di questi dogmi e tabù, siano poi spesso i più  inclini a riempire i propri discorsi e i propri “sogni” di peana a favore di quello che definiscono  “sviluppo sostenibile”.  Lo sviluppo sarà sempre più arduamente “sostenibile” se si pensa di poterlo perseguire attraverso una politica dissennata e sprecona di risorse come le fonti energetiche e l’acqua.

I “SI” e i “NO” a una congerie di articoli di leggi sia pure malfatte non possono davvero sostituire delle politiche da mettere in piedi su questi temi. E pretendere di dare ai cittadini l’idea di poter partecipare consapevolmente e costruttivamente alla costruzione e gestione di queste politiche con i referendum è da capipopolo demagoghi. Non può esserci buona fede, in una pretesa del genere, se non ipotizzando abissi di stupidità insospettabili.

il cannocchiale

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One Response to REFERENDUM AL SERVIZIO DELLA DEMAGOGIA

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