BANCOPOSTA E AUTORITA’ POCO AUTOREVOLI

Sono trascorsi  quasi sette mesi dalla scadenza (31 marzo 2010) entro la quale   POSTE ITALIANE si era impegnata , a cospetto dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (brevemente nota come l’Antitrust), a rendere accessibili i codici IBAN di tutti i propri correntisti : quei codici, cioè, che consentono di effettuare – nell’intera area dell’Unione Europea – versamenti e bonifici  direttamente sui conti dei beneficiari  .

Questo permetterebbe ai cittadini di effettuare i pagamenti senza dover corrispondere a POSTE ITALIANE una tangente di 1,10 euro su ogni versamento e,  per tutti i cittadini privi di un conto BANCOPOSTA, di poter effettuare bonifici on-line direttamente dal proprio conto corrente bancario, in genere senza aggravio di costi, e comunque senza doversi sobbarcare alle file negli uffici postali. Tutto ciò era stato annunciato, con toni persino trionfalistici, alla fine del 2009 (vedi, p. es., il comunicato stampa di Poste Italiane). Peraltro l’assegno di questi impegni vincolanti era stata la condizione perché l’Antitrust chiudesse senza accertamento dell’infrazione e senza sanzioni l’istruttoria a carico di Poste Italiane per “abuso di posizione dominante nel settore dei servizi di incasso e pagamento.”

Ebbene, a tutt’oggi  quell’impegno solennemente assunto rimane del tutto inattuato – salvo che per isolate iniziative di qualche privato cittadino che, bontà sua, si prende la briga di comunicare ai propri debitori il proprio codice IBAN – e, tutto questo, nell’indifferenza generale.

POSTE ITALIANE ha incassato i suoi benefici (la sospensione della procedura). I cittadini devono rassegnarsi alle forche caudine loro imposte da POSTE ITALIANE e da una folla di Enti pubblici, Istituzioni, Società pubbliche e private, tutte titolari di conti Bancoposta. L’Antitrust non pare darsi eccessiva cura del fatto che una Società fatta oggetto dei suoi controlli continui bellamente a sottrarsi agli impegni assunti (ma quale autorità può continuare a vantare un’Autorità così distratta?).

Inutile, nella quasi totalità dei casi, farsi parte attiva presso i correntisti in questione per ottenerne l’IBAN. Anche i più disponibili impongono strane condizioni. Così, per esempio, esempio, ACEA ELECTRABEL – sul cui sito si può con qualche difficoltà scoprire che esiste un conto corrente sul quale effettuare direttamente il bonifico per pagare la bolletta elettrica – fa raccomandare però, tramite il suo numero verde, di effettuare un fax all’azienda con gli estremi del bonifico effettuato. E la richiesta è motivata dal fatto che la Società non è in grado di contabilizzare tempestivamente l’avvenuto pagamento della bolletta. In parole povere, tocca al privato cittadino supplire personalmente alle carenze amministrative e contabili dell’azienda.

Tutto si verifica nella totale indifferenza e latitanza non solo del Governo (…ma perché, oggi l’Italia ha un Governo?) e del Parlamento che dovrebbe controllarlo e dal quale potrebbe levarsi qualche interrogazione;  ma anche nel silenzio distratto di  Associazioni di consumatori (ADUC, ADUSBEF, ALTROCONSUMO, ecc.), di organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, UCGL), di CONFINDUSTRIA e altre Associazioni di produttori, e degli organi di informazione, TV e stampa, generalisti e specializzati. Chissà se qualche ramo della giustizia amministrativa od  ordinaria non finisca per ravvisare qualche forma di reato perseguibile a fronte di inadempienze di questa portata…

Ci si lamenta continuamente, e giustamente, del declino di efficienza, accountability, senso civico e dello Stato, in questo nostro paese: è desolante osservare che, a causa evidentemente di una sorta di assuefazione e relativizzazione generalizzate, le responsabilità di tale declino siano assai più diffuse e condivise di quanto si è troppo spesso disposti ad ammettere e si vorrebbe pensare per consolarsi.

OkNotizie

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