L’INCUBO ITALIANO

Per chi abbia l’abitudine di informarsi sulle cose del mondo ricorrendo alla lettura di grandi quotidiani e riviste occidentali, vivere nella bella Italia riproduce la situazione, e le stesse sensazioni, generate da quegli incubi notturni da cui ci si vorrebbe disperatamente svegliare e dai quali, al massimo, si sogna di svegliarsi,  senza però riuscirci realmente.

Il nostro è l’unico paese, tra le democrazie occidentali, che si trova – nel bel mezzo della tempesta finanziaria, economica e sociale determinata dalla crisi globale – ad essere alle prese con fondamentali problemi politico-istituzionali, al punto di rischiare che possa esserne messa in discussione l’appartenenza al novero di quelle democrazie. Nemmeno i paesi più esposti dell’Italia al temutissimo declassamento da parte delle agenzie di rating – i cosiddetti PIGS – si trovano a dover affrontare problemi di questa natura. Nemmeno in quelli, tra essi, che nella storia dell’ultimo secolo hanno sperimentato, come l’Italia e per periodi talora anche più lunghi,  regimi fascisti e totalitari (Portogallo, Spagna, Grecia), si pongono questioni del genere: gli anticorpi generati da quelle esperienze, per loro, sembrano aver funzionato assai meglio che per noi.

La parte peggiore dell’incubo non è costituita dal fatto che nella società italiana derive e spinte verso un decisionismo e, alla fin fine, un  regime palesemente autoritario raccolgano fasce di consenso – in cui si sommano adesioni attive e convinte a quelle di una vastissima indifferenza cinica e qualunquista –  paurosamente ampie, anche quando non risultino maggioritarie. Consenso che troppi – alla caccia di facili alibi e autoassoluzioni, o di un capro espiatorio che sia altro da sé – si compiacciono di imputare all’inadeguatezza della famigerata “casta dei politici”: dimenticandone la natura di specchio delle tante “caste” che caratterizzano la società italiana (nel mondo della giustizia, dell’informazione, del lavoro, dei liberi professionisti,  dell’impresa, del pubblico impiego, della scuola, dell’università, e via elencando), al cui dominio non sembra far moltissimo per sottrarsi la sempre magnificata “società civile”. E che, tra queste, la “casta politica” sia praticamente l’unico bersaglio di frizzi e lazzi dei nostri vignettisti, comici e autori satirici vari, la dice lunga anche su queste categorie.

La parte peggiore dell’incubo – quella per cui non ci si riesce a svegliare realmente, ma soltanto a sognare di svegliarsi – è rappresentata dalla irresponsabile e stupida  leggerezza con la quale la pur vasta schiera degli oppositori della degenerazione autoritaria della nostra democrazia  continua a frammentarsi su modi,  direzioni e guida di  una opposizione efficace e risolutiva.

Nulla da eccepire sul fatto che possano esserci e confrontarsi idee e proposte diverse, in proposito. Ma la leggerezza insopportabile, e alla fine indecente – veicolata e in parte alimentata da una informazione che, purtroppo senza eccezione alcuna, appare molto più interessata e dedita alla notizia chiassosa piuttosto che all’approfondimento delle questioni – sta nel fatto che i diversi sostenitori di queste diverse idee e proposte sono dominati da una sindrome narcisista e totalitaria per cui o gli altri accettano le proprie visioni, ricette e candidature, oppure ci si smarca da un progetto di opposizione comune, giudicandolo inevitabilmente inutile.

Logica, buon senso e serietà vorrebbero che, a fronte di un’emergenza politico-istituzionale quale è quella che si sta vivendo in Italia, una volta avanzate e argomentate le proprie idee, alla fine ci fosse la disponibilità a mediare e approdare a un minimo comun denominatore: le cui caratteristiche, ovviamente, dovrebbero essere plasmate sulla base dei rapporti di forza e rappresentatività reali dei vari soggetti in campo,  e non su quelli  immaginari che ciascuno presume, auspica o riterrebbe “giusti” per sé.

Anche qui, non è solo nel mondo dei partiti, degli apparati, della “casta” che si assiste a questo spettacolo: autorevolissimi esponenti della “società civile”  non mancano di esibirsi in pronunciamenti categorici e inappellabili, per lo più affidandone il sostegno a una presunta auto-evidenza, alla messa alla gogna di tutto ciò che si classifica vecchio ed obsoleto, all’elogio sperticato di quanto si qualifica nuovo e innovativo, con un ampio corredo di  invettive e battute, piuttosto che ad argomentazioni e ragionamenti rivolti a chiarire, spiegare, persuadere.

Siamo, insomma, a comportamenti equivalenti a quelli della parte più stupida e ignorante dell’elettorato, quella che immagina di infliggere una punizione severa a chi di dovere astenendosi dal voto, o anche disperdendolo in mille modi: ma che, inevitabilmente, finisce per premiare gli avversari dichiarati e castigare se stessa.

Se non ci si vuole fare illusioni, a ben guardare,  il rifiuto generalizzato di venire a patti, di mediare, di lavorare a necessari compromessi, che caratterizza una parte rilevante degli intransigenti oppositori del regime autoritario, e che contribuisce a confondere e disorientare, piuttosto che a formare e guidare l’opinione pubblica, è – piaccia o non piaccia – espressione propria di quella stessa antipolitica e di quello  stesso deficit di senso democratico che costituiscono il sostegno e il veicolo di quel regime.

La Seconda guerra mondiale e la lotta di Liberazione furono gli eventi che riuscirono a porre fine, nel nostro paese, all’incubo del fascismo:  per destarsi dall’attuale incubo italiano dovrà intervenire una “sveglia esterna”?  e  quanto catastrofica o tragica?

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