IL POPOLO DELLA LIBERTA’ DI DELINQUERE

Per capire il perché del consenso che tuttora viene tributato in questo paese a Berlusconi e al suo governo – e per spiegarlo agli stranieri che se lo chiedono e ce lo chiedono – basta trovarsi per qualche ora a guidare, di questi tempi, su una delle nostre autostrade: chiarisce le idee in termini assai più rapidi ed efficaci di tante elaborate analisi sociologiche e politiche.

Sull’A14, Autostrada Adriatica, in direzione da Ancona verso Pescara, il 23 Luglio scorso, verso le 10 del mattino. Si viaggia per lunghi tratti sui quali, per lavori in corso – lavori che immancabilmente, anno dopo anno, si protraggono nei mesi estivi di maggiore congestione di traffico – è stabilito il limite massimo di velocità in 80 km/h. Guido incolonnato nella corsia di destra e, devo confessarlo, a una velocità che supera di 10 km, talvolta anche più, il limite: se provassi ad attenermi al limite – come in effetti ho provato, nella prima tratta incontrata – mi sorpasserebbero colonne di camion e TIR che, alla pari di tante auto, si infischiano bellamente di quel limite. Con la conseguenza che, una volta arrivato dove il limite viene ripristinato a 130 km/h, appena si presenta una tratta in pendenza, dovrei scegliere tra proseguire il viaggio incolonnato nel bel mezzo di questi mastodonti a velocità ridotta oppure dover ripetere  una temporanea manovra di sorpasso di un’autocolonna.  Un’autocolonna, per giunta, dalla quale 9 volte su 10 si è certi di veder schizzare fuori un ondeggiante auto-articolato che ha istantaneamente deciso di poter procedere a qualche km/h in più del veicolo che lo precede.

Naturalmente, neanche nelle tratte “lavori in corso” c’è ombra di autovelox  o altro mezzo di controllo della velocità. Si sa, in Italia porre in essere dei controlli della velocità è una procedura lunga e laboriosa, da attuare con estrema parsimonia,  preavvertendo tempestivamente e visibilmente gli automobilisti e tutti i fornitori di aggeggi rivela-autovelox; e sempre con il rischio di offendere gli indisciplinati ed esporsi all’accusa infamante di “vessare gli automobilisti”, e peggio, di “voler fare cassa” a loro scapito: poco meno di un’offesa all’onore!

Da come procedono camion e TIR  è facile desumere quanto scarsi debbano essere i controlli a campione effettuati sui cronotachigrafi e/o quanto diffusi i mezzi di taroccamento dei medesimi da parte di padroni e padroncini, con l’aiuto di statuette di Padre Pio e altri oggetti di devozione. D’altra parte, chi oserebbe mai inimicarsi un popolo di padroni e padroncini sempre pronti a mettere in ginocchio i rifornimenti di un paese che ha deciso di rimettersi completamente a loro per la logistica…

In quanto alle pattuglie della Polizia Stradale, su 120 km ne ho vista una, ferma sul luogo di un incidente, insufficiente persino a regolare il traffico in una strettoia, limitando, quanto meno,  il numero dei furbastri che cercano di guadagnar posizioni con rapide incursioni sulla corsia d’emergenza (ci ha provato persino un pullman di turisti!).

Si sa, auto, benzina e organici per la Polizia sono rigorosamente razionate da governanti che proclamano di avere  a cuore, anzitutto, la sicurezza dei cittadini. E che fanno presidiare le spiagge da vigili urbani alla caccia di vu’ cumpra’ intenti alla vendita di capi di vestiario e oggettistica contraffatta.

Perché tanta severità contro venditori e acquirenti di articoli che non ingannerebbero l’occhio e l’intelligenza dell’ultimo dei creduloni e che quindi non si capisce come possano nuocere agli affari e all’immagine dei nostri rinomati stilisti?! Ma come sarebbe a dire, perché: siamo pur sempre il paese in cui l’attuale Presidente del Consiglio viene considerato e osannato da tanti media come un vero statista e in cui la maggioranza dei nostri concittadini sembra crederci senza batter ciglio.

Tutti ligi e allineati, invece, gli automobilisti, in quei tratti di autostrada dove una fanfara di cartelloni e avvisi annunciano la presenza di un tutor (uno strumento di controllo della velocità così denominato sempre in omaggio alla suscettibilità degli automobilisti, che possono consentire di essere occasionalmente educati, allenati da un tutor a rispettare i vincoli, giammai a essere controllati). Provate a scorrere riviste e pagine dei quotidiani dedicate all’automobile, e gustatevi la mirabolante, compiaciuta sorpresa dei commentatori nel rilevare che in quei tratti i tassi di incidentalità sono diminuiti, ma assolutamente incapaci di trarne le logiche conseguenze circa l’opportunità di estendere a tappeto il tutoraggio.

Ma appena fuori dall’area tutor…!

Alle 10.03, circa al km 285 dell’A14, mentre ero intento al sorpasso di una colonna di camion, ecco piombarmi alle spalle il SUV di prammatica (targato DT156WT, per non essere generico), che mi si è incollato a non più di 2 metri di distanza, lampeggiando; ammetto di non aver resistito e, appena possibile, mio malgrado mi sono infilato sulla mia destra tra due camion, con una manovra arrischiata, cedendo alla prepotenza.

D’altronde siamo nel paese in cui la denuncia di un lavavetri al semaforo può ottenere consensi di pubblico e interventi solleciti delle istituzioni: ma la possibilità di denuncia di una grave infrazione stradale non è neppure contemplata.

E così, sull’autostrada ci vuol poco a capire che una larghissima parte dei nostri concittadini non ha, non soltanto, alcun rispetto, ma neppure alcuna comprensione, delle regole. Si vuole essere liberi di correre, liberi di parlare al telefono – anche alla guida dell’auto, ovviamente – , liberi di intrallazzare, senza che ci siano poliziotti a controllare, magistrati a indagare, giornalisti a informare.

E’ il popolo delle famose tre i evocate all’epoca della famigerata scesa in campo dell’odierno uomo della provvidenza: anche se allora non era così chiaro che stessero per irresponsabilità, impunità e – alla fin fine, e soprattutto – idiozia.

Viaggiano alla grande sulle nostre autostrade, specchio fedele del nostro paese.

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