PG BATTISTA, INFLESSIBILE GIORNALISTA

Mi torna in mente, nella puntata di Ballarò di Martedì 8 giugno, il fiero cipiglio con il quale PG Battista, Vice-Direttore del Corriere della Sera, incalzava senza quartiere il Segretario del Partito Democratico, Bersani, su una questione di vitale importanza:

Insomma, che Bersani si decidesse a scoprirsi: favorevole o no alla proposta di Calderoli di dare un taglio alle prebende dei calciatori? Perché Bersani non dice forte e chiaro, SI o NO?

Lo si sentiva vibrare di autocompiacimento, PG Battista, nel suo ruolo di mastino della democrazia, il giornalista inflessibile che non guarda in faccia a nessuno, impegnato nel mettere il leader politico –  il capo del maggiore partito di opposizione – alle corde, a svelarsi di fronte ai cittadini per quel che realmente è, o non è.

In realtà Bersani una risposta – tanto chiara che forte – l’ha data e reiterata, anche se PG Battista continuava a fingere di non averla ottenuta. Esattamente come non si è stancato di ripetere inflessibilmente che – considerata la situazione di emergenza – dovere di una opposizione responsabile sarebbe quella di collaborare all’ineluttabile manovra: altrettanto instancabilmente ignorando l’enumerazione fattagli da Bersani di tutte le proposte avanzate dall’opposizione che maggioranza e governo non hanno mai neppure preso in considerazione.

Bersani ha detto chiaramente, nella sostanza,  che in luogo di procedere a ventilare proposte arzigogolate e demagogiche su tagli retributivi un giorno ai calciatori, un altro ai conduttori TV, un altro ancora, chissà,  agli attori, e poi ancora a chissà quante categorie da additare al pubblico ludibrio – tutte proposte da articolare nella ricerca dei parametri giusti, esposte ad ogni forma di possibili ricorsi giudiziari, e magari anche eludibili dai soliti furbacchioni  –  c’è un metodo semplice immediatamente utilizzabile da qualsiasi governo appena degno di questo nome: la maggiorazione dell’aliquota contributiva e/o l’introduzione di un’imposta straordinaria a carico dei redditi più alti e/o delle rendite finanziarie.

Ecco come ottenere che i più abbienti contribuiscano maggiormente all’emergenza, infischiandosene del fatto che le loro maggiori fortune dipendano dall’essere calciatori, attori di grido, visi noti della TV, finanzieri d’assalto, presidenti del Consiglio o, perché no, giornalisti prestigiosi…

Ma PG Battista, nulla, non ha battuto ciglio: Bersani non ha voluto dire SI o NO sui calciatori, ecco la notizia per i telespettatori!

Ora, nonostante tutto – nonostante, in particolare, la sua espressione, consapevole come sono delle tentazioni lombrosiane cui tutti qualche volta potremmo cedere– io non credo che PG Battista sia assolutamente deprivato delle capacità intellettuali e delle competenze professionali  per capire e afferrare l’argomento di Bersani e la sua ineccepibile, trasparente, semplice forza logica e politica.

Perché, allora, ostinarsi nel disconoscere la risposta ricevuta?

Forse perché teme che se passasse la proposta Bersani – vecchia proposta del PD fin da quando era l’unico partito a parlare di crisi – potrebbe essere chiamato anche lui, PG Battista, ad accrescere il suo tributo fiscale?

Suvvia, persino concepirla, un’ipotesi del genere, potrebbe risultare meschino…

Credo che le ragioni dell’inflessibilità del giornalista Battista vadano cercate altrove. Vanno cercate nel fatto che questo governo e questa maggioranza sono da sempre impegnati ad accreditarsi come quelli che non mettono le mani in tasca agli italiani con le tasse, nemmeno ai più abbienti (mentre non si sono mai impegnati a non mettere le mani in tasca agli italiani fregandoli con una minore erogazione di servizi, nemmeno ai più poveri). Ne andrebbe dell’immagine in una situazione in cui è all’immagine che è affidato per il 90% il consenso a questo governo, a questa maggioranza e, soprattutto, al suo leader Berlusconi.

E questo, PG Battista lo capisce perfettamente e, a difesa di questa linea, questo Vice-Direttore del Corriere della Sera, non può dunque che arroccarsi inflessibile, allineato e coperto.

Perché, diversamente dall’immagine di cerchiobottista appositamente coniata per lui e che sembra andar per la maggiore, PG Battista va ricordato e considerato per l’immagine che assai più gli si adatta (persino visivamente) e che di sé ha proiettato e proietta in altre trasmissioni TV o pubbliche apparizioni (oltre che in molti suoi articoli ed editoriali) al cospetto –  reale o vicario – di Silvio Berlusconi.

Che a me sembra l’immagine – tutt’al contrario del mastino della democrazia che pretendeva di imporsi da Ballarò, a tu per tu con Bersani –  del pechinese da grembo: quei cagnolini che di tanto in tanto se ne escono ad abbaiare isterici (l’illusione del colpo al cerchio), ma in sostanza li vedi che guardano sempre al padrone con occhi imploranti apprezzamento (il colpo vero alla botte), mentre agitano freneticamente la coda. Ancorché si tratti soltanto di un moncherino di coda.

Purtroppo, a differenza di quanto accade nelle consorelle democrazie occidentali, nelle direzioni e redazioni di giornali, riviste e TV italiane c’è un sovraffollamento di cagnolini da grembo, a discapito dei cani da guardia della democrazia.

In questo sta certamente una delle espressioni e, al tempo stesso, delle ragioni di fondo della crisi politica e civile che, accanto,  e oltre, a quella economica e sociale, affligge questo nostro paese.

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