ATAC – GLI AUTISTI CORSARI DEI BUS DI ROMA

Nessuno potrebbe metterlo in dubbio: fare l’autista di autobus a Roma è sicuramente un mestiere difficile e ingrato. Qualsiasi demonizzazione della categoria sarebbe quindi ingenerosa, oltre che ingiustificata.

Ma…

…proprio perciò vi sono comportamenti, da parte di una minoranza non trascurabile di autisti, che sarebbe interesse della categoria, delle sue rappresentanze sindacali, e – in primo luogo – dell’ATAC, sanzionare e reprimere a beneficio degli utenti e del servizio.

Sarà forse in relazione alla geniale idea del Sindaco Alemanno di creare a Roma, all’EUR, una pista da Gran Premio di Formula 1  (emblematica della raffinata sensibilità del primo cittadino sui problemi del traffico romano), fatto sta che un certo numero – apparentemente in crescita – di autisti dell’ATAC si comportano, alla guida dei loro mezzi, secondo modalità tipiche dei bulletti al volante del proprio SUV, della propria SMART, o propria auto dall’apparenza truccata.

Ecco allora le partenze da fermo che , se il mezzo lo consentisse, sarebbero  brucianti, con tanto di sgommata, ma comunque con motore imballatissimo: e questo a prescindere dal fatto che – talvolta si direbbe addirittura tanto più sela prossima fermata disti appena una decina di metri  o se, alla stessa distanza,  il semaforo sia già diventato giallo o sia tuttora rosso, con inevitabile, successiva inchiodata sui freni.

D’accordo, nelle vetture è scritto a chiare lettere sorreggersi agli appositi sostegni, ma qualcuno dovrebbe informare gli autisti che non c’è scritto aggrapparsi con entrambe le mani agli appositi sostegni e piantarsi a gambe larghe.

Variante che accompagna le frenate brusche può essere il succedersi di una rapida sequela di  stop and go necessari a questi autisti corsari per arrestare il muso del bus a non più di una spanna dal veicolo che precede.

Tutte le curve vengono prese a velocità decisamente spropositata, soprattutto nel caso di curve a stretto raggio o che comportino quasi una conversione a U, quanto inutile agli effetti della media della velocità commerciale.

Le fermate, anziché un servizio agli utenti, sembrano essere considerate un fastidioso contrattempo, a giudicare dalla frettolosità e dall’impazienza con la quale questi autisti procedono all’apertura e alla chiusura delle porte, e ad al fastidio con cui reagiscono alle proteste di eventuali passeggeri intrappolati, anziché sprofondarsi in scuse più che dovute. Naturalmente, poi, l’incivile consuetudine delle auto parcheggiate alle fermate dei mezzi pubblici costituisce l’alibi per evitare di accostarsi al marciapiede anche quando e dove ciò risulterebbe possibile.

Naturalmente, ineluttabile sottoprodotto della coazione corsaiola dei  velocisti dell’ATAC  è che, nei rari periodi di minor traffico sulle strade della Capitale, i percorsi da capolinea a capolinea vengono coperti in tempi da record, senza la minima considerazione per orari e intervalli d’attesa che l’ATAC  pubblica diligentemente sul suo sito Internet, confidando nella rassegnazione di un’utenza abituata a considerare le attese alle fermate un evento in piena balìa dei capricci del caso, o la sfilata in convoglio o quasi di più bus della stessa linea un aspetto folcloristico del traffico romano.

Particolari sottospecie della fauna in questione  sono costituite dagli autisti che guidano tutto il tempo con una mano poggiata fuori del finestrino, a prendere aria, e non di rado, quindi, obbligati ad aggiustamenti dello sterzo, con una mano sola, più bruschi del necessario; o dagli autisti che non disdegnano di intrattenersi in conversazioni, certamente non di servizio, al cellulare. Recentemente mi sono imbattuto in un autista che non ha mai cessato di  digitare sul cellulare (sms? giochini?) per l’intero percorso da Piazza Venezia sino alle Terme di Caracalla.

Cosa ci vorrebbe, all’ATAC, per  porre sotto controllo e ridimensionare drasticamente il fenomeno di questi autisti corsari? Assai poco, credo. Basterebbe far viaggiare costantemente qualche controllore in borghese, contestare agli autisti l’inaccettabilità di questi stili di guida, comminare le giuste sanzioni, fino alle estreme conseguenze in caso di recidiva, e pubblicizzare adeguatamente il tutto a fini di deterrenza.

Purtroppo, però, proprio la semplicità della soluzione del problema, attraverso l’applicazione del più elementare buon senso, fa dubitare seriamente della possibilità che vi sia dato corso.

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