L’ASSEDIO DI LENINGRADO

E’ con profonda emozione che – nel leggere L’assedio, della scrittrice inglese  Helen Dunmore – ho sentito riaffiorare e precisarsi i miei vaghi  ricordi dell’ultima guerra riguardanti, specificamente, gli 880 giorni della resistenza che i Russi opposero alle armate hitleriane, sottraendo Leningrado alla distruzione totale che esse si prefiggevano.

Quell’assedio costituisce lo sfondo storico del romanzo che narra di un tratto di vita della giovane protagonista, Anna Levin – assieme al fratellino Kolja, all’anziano padre Michail, scrittore in disgrazia nel regime stalinista, all’attrice che in passato è stata l’amante di Michail, e a Andrej, il medico siberiano con il quale Anna intreccia una storia d’amore – a Leningrado, durante il periodo che va dal settembre del 1941 alla primavera avanzata del 1942.

image

La partecipazione a quegli eventi dalla prospettiva tutta privata e intima di una  vicenda familiare frutto d’invenzione, vissuta nella sua drammatica quotidianità,  rende con particolare immediatezza e concretezza le sofferenze immani patite dalla popolazione di Leningrado e la sua tenace volontà di sopravvivenza.

Una narrazione nient’affatto agiografica e che, anzi, non trascura di mettere in risalto i caratteri oppressivi del regime stalinista e il clima di sospetti reciproci nei quali i cittadini sovietici erano costretti a vivere, e che pure non ne fiaccò né divise la comune volontà di opporsi all’invasione nazista.

Tra i tanti pregi di questo romanzo vi è proprio quello di riproporre in una dimensione umana e particolarmente coinvolgente quello che si iscrive tra i tanti paradossi della storia: e cioè il fatto che le democrazie occidentali europee dovettero in larghissima parte la propria salvezza al fatto che la Russia sovietica, governata dalla dittatura stalinista, impegnò una quota rilevantissima della macchina bellica nazista.

La consapevolezza del ruolo svolto in questo senso dalla Russia, replicando l’esperienza dell’era napoleonica, viene richiamato esplicitamente nel romanzo citando i versi di Pushkin:

Perché la nostra terra ha inghiottito
il leviatano che schiacciava una nazione dopo l’altra
e con il nostro sangue ha riscattato la libertà,
l’onore e la pace dell’Europa…

Di tutto questo deve tenersi presente e viva la memoria –  assieme a un profondo senso di gratitudine – soprattutto in un tempo come il nostro, in cui si indulge in atteggiamenti revisionistici semplificatori, che vorrebbero  stabilire frettolose quanto improponibili equivalenze tra regimi e contendenti schierati su fronti opposti.

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: