PRESERVATIVI A SCUOLA UGUALE BANALIZZAZIONE DEL SESSO

Da qualche giorno sui quotidiani nazionali si agitano dichiarazioni e prese di posizione – a partire da quelle di non ricordo quale alto prelato, cui ha fatto eco non ricordo quale associazione genitoriale – riguardanti la decisione del liceo Keplero di Roma di installare un distributore automatico di preservativi (e assorbenti). L’accusa è che rendere in qualche modo più agevole ed economico l’accesso ai profilattici costituirebbe un incentivo alla cosiddetta banalizzazione del sesso.

Ora il preside della scuola ha già ricordato all’alto prelato, all’associazione dei genitori e altri catoni vari – tutta gente che o parla senza sapere (cioè, ignorante) oppure, sapendo, fa finta di non sapere (cioè, in mala fede) – che la scuola ha avviato un programma di iniziative rivolto all’educazione sessuale dei giovani studenti e che l’installazione del distributore di profilattici non è un intervento isolato, di mero conforto.

Mi sembra però lecito osservare: ma anche se fosse stato così? Anche se, nella loro autonomia, le scuole decidessero di mettere a disposizione degli studenti distributori automatici di preservativi, sarebbe sensato condannare questa iniziativa come fattore di banalizzazione del sesso tra i giovani?

Ma perché: la banalizzazione del sesso non è suggerita ai giovani in termini ben più martellanti e incisivi da tanta pubblicità, da moltissime testate più o meno

patinate, da una marea di trasmissioni TV, dai film panettoni che allietano il Natale, la Pasqua e le altre feste comandate?

E perché: i comportamenti e gli atteggiamenti di personaggi che dovrebbero essere autorevoli – a partire dall’esimio Presidente del Consiglio e dal suo entourage – non  costituiscono una ben più macroscopica  banalizzazione del sesso?

E quando mai gli  alti prelati, le associazioni genitoriali e gli altri catoni censori che oggi si indignano per i preservativi nelle scuole hanno fatto sentire altrettanto sollecita e tuonante la loro voce su questi  fattori assai più rilevanti ?

A ben guardare, poi, che senso ha sostenere che preservativi più cari e meno agevolmente disponibili – magari per via degli atteggiamenti inquisitori o repressivi di farmacisti e relativi clienti bacchettoni, oppure per la sventatezza distratta di tanti maschietti rispetto alle ragazze – costituirebbero un baluardo alla banalizzazione del sesso?Cos’è, il sesso diventa meno banale se aumentano i rischi di gravidanze indesiderate o di contagio HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili? Oppure si spera che siano questi spauracchi a tener lontani i giovani dal sesso?

E’ questo il modello di educazione sessuale e sentimentale su cui puntano alti prelati, associazioni genitoriali e catoni vari?

Ma allora, come non dedurne che i valori di gente siffatta sono null’altro che il frutto di una competizione senza quartiere tra ignoranza, imbecillità e ipocrisia?

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5 Responses to PRESERVATIVI A SCUOLA UGUALE BANALIZZAZIONE DEL SESSO

  1. Non c’entr nulla lo Stato talebano: fornire i mezzi in un istituto educativo implica che l’uso di quei mezzi è una cosa positiva senza tenere in considerazione le opinioni contrarie. Il ragionamento che fa è giusto, ma allora anche dire: “il crociffiso c’è e non obbliga nessuno ad essere cattolico” dovrebbe essere un buon ragionamento, eppure si dice che quel crocifisso lede il diritto dei genitori a trasmettero solo i ropri valori ai figli, benissimo la stessa cosa vale per i preservativi.
    Il fatto è che stabilito un principio, per essere neutrli, bisogna applicrlo sempre non applicarlo solo contro alcuni e non aplicarlo a favore di altri. Se il principio è la libertà dei genitori di educare i figli secondo ropri valori religiosi e morali allora si può vietare il crocifisso, ma coseguentemente tutte le altre cose che ledono il medesimo principio. Pena abbandonare il principio di laicità per sosare una ideologia di Stto da imporre a tutti e da insegnare a tutti, la qual cosa è da riprovare.

  2. Carlo Turco says:

    Rendere i preservativi disponibili non obbliga nessuno ad acquistarli, esattamente come rendere disponibili chiese, sinagoghe e moschee non obbliga nessuno a entrarvi. Occultarne la disponibilità per “non indurre in tentazione” mi sembra risponda più ai principi di uno stato talebano che a quelli, fondati sulla laicità, della nostra Repubblica.

  3. Sul crocifisso: una delle motivazioni per cui è stato dichirato “illegale” era che i genitori dovevano essere liberi di educare i figli secondo i loro principi religiosi. Il simbolo di una sola religione, secondo i giudici, ledeva tale diritto. In questo senso il parallelo coi profilattici: ci sono fedi che sono contrarie all’uso del profilttico e al sesso prima di un certo rito. Il fatto che la scuola educhi secondo un ordine di idee del tutto opposto sminuisce il ruolo dei genitori, ed il loro diritto, nella educazione della prole. Cioè viene leso lo stesso diritto dei genitori che sarebbe leso dal crocifisso perchè la scuola si ingerisce in una sfera educativa e di trasmissione di principi che la CEDU riconosce propria ed esclusiva dei soli genitori.
    Il parallelismo non deriva dal fatto che entrambi gli oggetti siano simboli religiosi, bensì che entrambi influenzano un ambito etico-religioso che è sotratto alla competenza scolastica.

    Sul perchè il preservativo POTREBBE far più male che bene pare che si sia già detto, ma ripetiamo:

    – SE non è affiancato da una seria educazione sessuale il preservativo è pericoloso, le modalità di utilizzo e conservazione non sono di così immediata evidenza.
    – il preservativo SE visto come scorciatoia verso il sesso facilita i rapporti in una fase che è ancora formativa della psiche. Il duplice rischio è di ritenere il sesso a buon mercato ed a prescindere da sentimenti o progetti futuri di vita il che porta a disgregre la società, o almeno, quella cellula della società in cui i figli nascono e col sostegno della quale crescono ovvero la famiglia.
    Il secondo rischio è l’essere portati a considerare l’altro come un oggetto sessuale e non una persona ovvero si ha un degradamento della persona umana nel rapporto sessuale. da essere umano a “bambola gonfiabile”.
    – si lede il diritto della famiglia ad educare i figli secondo le proprie convinzioni
    -il fatto di considerare le ragazze come oggetto sessuale potrebbe aumentare atteggiamenti maschilisti o RISCHIARE un aumento dei casi di stupro da parte di branchi.
    – il preservativo, senza una corretta educazione sessuale, deresponsabilizza il rapporto. esistono moltissime malattie sessuali, anche gravi, che possono trasmettersi anche col preservativo perchè, usualmente, certi atti sessuali vengono svolti senza di esso. Non so se è il caso di fare esempi.

  4. Carlo Turco says:

    Sono d’accordo su alcune vostre osservazioni, assai meno o per nulla su altre ( e, incidentalmente,non vedo chi mai possa nutrire “l’idea che basta inserire una monetina in un apposito distributore per vedersi erogare il sesso”, quel che viene erogato è solo un profilattico!), ma non è questo il punto.
    Il punto è che affermate, ma non spiegate assolutamente come e perché “la distribuzione dei preservativi
    potrebbe esser più negativa che positiva.”
    Da ultimo, quantunque io sia favorevole a escludere il crocefisso dalle aule scolastiche in nome della laicità dello stato, mi guarderei bene dall’istituire un qualsiasi parallelo tra crocefisso e distributori di preservativi: il primo simbolo di una fede religiosa che posso non condividere ma rispetto (ed escluderei solo per imparzialità verso tutti i credo e non-credo), i secondi non certamente simbolo di alcunché.

  5. Ci pare, essendo giovani e ancora freschi di Liceo, di poter esprimere una opinione in merito.
    La distribuzione di preservtivi nelle scuole non rende certo più banale il sesso, il sesso, in tutte le conseguenze che implica non può essere mai considerato banale. Procreazione, emozioni, sentimenti, purtroppo malattie e tanto altro non possono essere derubricati in fretta e furia nella casella “banalità”.
    Però proprio per questo non dovrebbe passare l’idea che basta inserire una monetina in un apposito distributore per vedersi erogare il sesso.
    L’educazione sessuale, se seriamente svolta, è uno strumento utilissimo per conoscere se stessi prima ancora che avventurarsi nel mondo del sesso, ma non può considerarsi una scorciatoia per cui una volta intrapresa le implicazioni legate al sesso spariscono. Una educazione sessuale corretta dovrebbe forse saper spiegare che ci sono tempi e modi corretti per approcciarsi al fenomeno sessuale, che il sesso essendo una cosa seria, non è puro piacere, non è un luna park. Si cita il Presidente del Consiglio e la sua morale sessuale libertina: se non lo si vuole considerare come un esempio allora bisogna ricordare a tutti, a partire dagli adolescenti, quali comportamenti non vanno bene. In una età così complessa è molto facile sconfinare, è facilissimo dimenticarsi il rispetto per la compagna di banco, e da grandi srà molto più facile continuare a considerare le donne come un semplice OGGETTO sessuale. Proprio per tutte queste ricadute sociali la distribuzione dei preservativi potrebbe esser più negativa che positiva.

    La scuola poi non può, a prescindere dalle scelte dei genitori, dare insegnamenti che riguardano una sfera così intima. Occorre una collaborazione fra famiglie e scuole, ma l’ambito educativo che è pertinenza della famiglia, che deriva da convinzioni morali, etiche o religiose, deve essere salvaguardato.
    Non c’è molta differenza tra il non volere, per motivi religiosi, il crocefisso in classe e il non volere, sempre per motivi religiosi o etici, i preservativi nei corridoi. Il diritto della famiglia ad educare i figli deve essere tutelato.

    Non dimentichiamoci che tra il cinepanettone e la scuola dovrebbe esserci una differenza abissale. Già il non rendersi conto di questo fa abbastanza rabbrividire…

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