MISTERI DELL’ELETTORATO INPERMEABILI AI SONDAGGI

Al di là delle non infrequenti critiche rivolte ai sondaggi politico-elettorali in merito a correttezza e trasparenza dei metodi adottati, c’è un fattore che sembra sfuggire costantemente ai commentatori dei media.

Questo fattore è costituito dall’apparente incongruenza tra le risposte fornite ai quesiti dal campione interpellato.

Prendo ad esempio l’ultimo sondaggio Ipsos- Il Sole 24 Ore sulle prossime elezioni regionali in Piemonte. Nonostante la dovizia di schemi, diagrammi, titoli, sottotitoli e commenti, non una parola viene

spesa nel rilevare l’apparente contraddittorietà tra questi elementi:

  • – il gradimento espresso sui contendenti principali, dall’intero elettorato, è pari a 49% per Bresso e 35% per Cota (ovviamente la Bresso sale al 92% tra gli elettori PD e Cota al 68% e 78% tra gli elettori PDL e  Lega, che comunque esprimono gradimento per la Bresso nelle misure non indifferenti del 32% e del 40%)
  • – il giudizio complessivo sull’operato dell’Amministrazione Regionale uscente è positivo per il 58% del corpo elettorale mentre è negativo, o rimane inespresso, per il 41% (e gli elettori PDL e Lega che esprimono un giudizio positivo ammontano al 43%, contro un 51% di giudizi negativi)
  • – ma quando si passa alle intenzioni di voto solo poco più del 34% voterebbe la Bresso, poco più del 33% Cota e un cospicuo 31% non si pronuncia; un 33% preferirebbe un Presidente regionale di centrosinistra, a fronte di un 36% che ne preferirebbe uno di centrodestra (31% indifferente o non sa); il voto di lista, calcolato sui voti validi,  andrebbe per il 48% alla Bresso e per il 49% a Cota (indecisi e astensionisti di vario genere ammonterebbero a una cifra pari al 36% dei voti validi)

Tutto ciò, tradotto in soldoni, sembra implicare che tra le valutazioni espresse dall’elettorato su candidati e sull’esperienza di governo della Regione e il suo comportamento nel voto esiste una discrepanza rilevante: una parte cospicua dell’elettorato non pensa di tradurre in un voto conseguenziale il giudizio maturato.

Perché ciò accada – difetto dei sondaggi, schizofrenia di una parte dell’elettorato, persistenza delle ideologie dichiarate morte, prevalenza di piccoli interessi di bottega – non è dato di sapere e può essere solo oggetto di speculazioni.

Quello che però mi sembra certo è che se – e forse tanti più a livello di elezioni amministrative – il voto popolare non assolve propriamente alla funzione di premiare chi ha ben amministrato e ispira fiducia, e respingere chi abbia amministrato male o ispiri meno fiducia, allora la democrazia deve ritenersi azzoppata.

Rimettersi al giudizio dell’elettorato finisce per essere una formula vuota.

Forse se una maggiore quantità di risorse e di impegno di ricerca, analisi e riflessione fosse destinato a questi fenomeni, anziché alla gara tra chi si avvicinerà di più, nelle previsioni, ai risultati effettivi, ci sarebbe da guadagnarne tutti e non poco.

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