NON FARE IL GIOCO DEI RESPONSABILI DEL DECRETO SALVA-LISTE

Di fronte alla protervia del governo e della maggioranza di Berlusconi nel risolvere i propri pasticci e i propri problemi elettorali con il decreto interpretativo salva-liste, mettendo in atto un arrogante colpo di forza – anziché, come in qualsiasi democrazia sarebbe accaduto, riconoscendo i propri errori, chiedendo scusa agli Italiani, e cercando con le opposizioni una intesa sui modi corretti per risolvere il problema – il rischio maggiore, a mio parere, è che le forze di opposizione reagiscano in forme del tutto controproducenti.

Esprimere la propria indignazione, manifestare contro la prepotenza e l’arroganza di questa maggioranza di governo, evidenziare la ferita inferta alle regole della democrazia e alla democrazia delle regole, è certamente doveroso, oltre che legittimo.

Ma tutto ciò deve essere fatto nei modi più adeguati per fare intendere al corpo elettorale – un corpo elettorale che, senza tanti infingimenti, sappiamo essere in larghissima parte estremamente tiepido sui temi della legalità repubblicana e della moralità civica – sia la natura eversivamente autoritaria dei comportamenti governativi,  sia l’insipienza abissale di chi pretende di candidarsi a governare e non è nemmeno in grado di applicare le regole per candidarsi.

Qualsiasi forma oppositiva e di protesta che, viceversa, sia agevolmente strumentalizzabile dalla destra di governo per presentare il tutto come una normale rissa tra contendenti elettorali – o addirittura come la delusione di una presunta pretesa degli oppositori di vincere a tavolino – non farà che portare inesorabilmente acqua all’impegno di prevaricazione in atto da parte di questa destra.

Personalmente, anch’io sono stato stupito dal via libera dato al decreto dal Presidente Napolitano. Ma anche soltanto ventilare l’ipotesi di un impeachment del Presidente è una grandiosa idiozia, sia sotto il profilo dell’opportunità politica, sia sotto quello della corretta cognizione dei diversi tipi e contenuti dei poteri istituzionali. Si finisce così per degradarsi esattamente allo stesso livello di ignoranza democratica che denunciamo in questa destra  (offrendole persino il destro di atteggiarsi a paladina della figura del Capo dello Stato!).

Circa l’incostituzionalità del decreto, questa potrà essere sempre accertata – con tutte le conseguenze del caso su chi ne porta la responsabilità politica – dalla Corte Costituzionale.

In quanto poi all’idea di ritirare dalla competizione elettorale tutte le liste di opposizione, mi sembra che essa si commenti da sé, evochi inevitabilmente un detto popolare tanto volgare quanto esplicativo, esprima un estremismo aventiniano dal quale si sperava che l’esperienza dell’avvento del fascismo ci avesse vaccinato per sempre.

La questione, qui e ora, è una soltanto. O si saprà capitalizzare sui comportamenti di questa destra di potere e sulla sua inadeguatezza a governare, evidenziandone il decreto salva-liste come la prova del nove rivelatrice di quel che realmente è, ottenendo che una maggioranza dell’elettorato si convinca che è l’ora di rimandarla a casa. Oppure vorrà dire che la maggioranza dell’elettorato – inevitabilmente anche per insufficienza e insipienza delle opposizioni nel prospettare credibili alternative – continua a preferire una posizione di ignavia sulle gravi inclinazioni autoritarie degli attuali governanti e sui rischi che, nel concedergli il consenso, si aprono: ossia i rischi di una spinta verso posizioni di non ritorno per la salute della nostra democrazia.


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