EDUCAZIONE CIVICA PER TUTTI

Il testo di Gustavo Zagrebelsky pubblicato su La Repubblica di ieri 1° marzo dovrebbe costituire la base per un corso urgente di aggiornamento di educazione civica da tenere nelle scuole di ogni ordine e grado, sulla Televisione pubblica (a reti unificate),  nelle assemblee istituzionali d’ogni livello,  e, non ultimo, in una apposita seduta del Consiglio dei Ministri, con il suo Presidente in prima linea.

Difficile scegliere ma,  dovendosi limitare, ecco un passo che merita di essere citato per intero e dovrebbe essere memorizzato da tutti:

“La legge è uguale per tutti” non è soltanto un ovvio imperativo, per così dire, di “giustizia distributiva del diritto”. È anche la condizione prima della nostra dignità d’ esseri umani. Io rispetto la legge comune perché anche tu la rispetterai e così saremo entrambi sul medesimo piano di fronte alla legge e ciascuno di noi di fronte all’ altro. Ci potremo guardare reciprocamente con lealtà, diritto negli occhi, perché non ci sarà il forte e il debole, il furbo e l’ ingenuo, il serpente e la colomba, ma ci saranno leali concittadini nella repubblica delle leggi.

Certo, il dubbio immediato e inevitabile che sorge è: ma chi e quanti saranno in grado di comprendere (e di voler comprendere) il significato di un passo del genere? Persino il Presidente del Senato – la seconda carica della Repubblica Italiana! – si pronuncia rispolverando la vieta e consunta contrapposizione di comodo tra sostanza e forma delle regole. A quanto sembra anche lui non avrebbe nulla da perdere da un approfondito ripasso con Zagrebelsky.

Per non parlare della miriade dei commentatori che dagli schermi della TV e sui mezzi di informazione che blaterano sui rischi del diritto negato agli elettori in conseguenza dei pasticci commessi dai presentatori delle liste PDL a Roma e altrove; e che non si scompongono minimamente – anzi, non di rado plaudono – quando, per il superamento dei limiti temporali fissati dalle regole, quello che decade è il diritto dello Stato di sanzionare comportamenti illegali ed illeciti.

Il disprezzo delle leggi da parte dei potenti giustifica analogo disprezzo da parte di tutti gli altri, afferma ancora Zagrebelsky, richiamando il pericolo di infezione della convivenza civile che ne discende.

Ed è proprio perciò che si legittima pienamente l’opposizione senza riserve e senza sconti a chi cerca di piegare le leggi a scopi personali e a garantirsi l’immunità, senza il timore di essere tacciati di “antiberlusconismo”.

Contrastare costoro con ogni mezzo non è persecuzione o, come si dice oggi, “giustizialismo”, ma è semplicemente legittima difesa di un ordine di vita tra tutti noi, di cui non ci si debba vergognare.


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