SOVRANITA’ DELL’IPOCRISIA

Vagando tra quotidiani, telegiornali e talk show, e internet e scorrendo  editoriali, commenti, dichiarazioni di conduttori, politici e vip assortiti, blogger vari – a proposito dell’aggressione dell’altro ieri al Presidente del Consiglio Berlusconi – l’impressione  che se ne ricava inevitabilmente è che, all’infuori di scarse anche se talora esemplari eccezioni, l’ipocrisia sia davvero imperante e diffusa.

Non solo. Ma che imperanti e diffuse siano le esortazioni che – rifacendosi pretestuosamente ai sacrosanti richiami alla moderazione dei toni, alla civiltà del confronto politico, al ripudio di qualsiasi aggressione e violenza, al rispetto delle istituzioni, tra cui, in primis, quello del Presidente della Repubblica – in realtà incitano a seppellire conflitti, differenze ragioni contrastanti della situazione politica italiana e mascherarne le espressioni sotto un manto di ipocrisia reticente.

Insomma, come se le ragioni di una ben determinata linea politica finora sostenute con la martellante retorica del popolo sovrano, debbano d’ora innanzi poggiare anche sottomettendosi alla sovranità dell’ipocrisia.

Provo notevole disagio di fronte a tutte le affermazioni che vedono nell’aggressione compiuta da uno squilibrato – aggressione esecrabile senza riserve, e che impone piena solidarietà umana alla sua vittima – quello che viene definito il frutto, il risultato ultimo di un clima di conflitto e odio politico esasperato. A me questa pare una analisi infondata, superficiale, fuorviante e controproducente. Di gesti violenti di squilibrati  verso personalità in vista, della politica o di altri settori, le cronache ne hanno registrati a bizzeffe, da noi e altrove, a prescindere dal fatto che le vittime fossero largamente benvolute, malvolute, oppure né l’uno né l’altro. Si tratta di incidenti sempre possibili e che, certamente – almeno nel caso di politici e di pubbliche istituzioni – si dovrebbe, e dovrebbe essere più agevole,  far di tutto per evitare o contenere.

La realtà, sotto gli occhi di tutti, è che l’aggressione non è partita né dal “popolo viola” – un popolo che in fin dei conti, nel chiedere le dimissioni di Berlusconi, gli fa pur sempre credito di un senso di discernimento di opportunità politico-istituzionale (dal proprio punto di vista, ovviamente) – né dai contestatori del comizio di Berlusconi.

Già a questo proposito, quindi – a meno di non voler ritenere tutti coloro che hanno mostrato di condividere quell’analisi – emerge una decisa ipocrisia: approfittare dell’incidente per pontificare su pretesi eccessi di contestazione, sull’individuazione di responsabili, vicini e lontani, di eccessi forieri di violenza, e sulla necessità di comprimere forme e espressioni dell’opposizione.

L’ipocrisia si è scatenata, poi, nel redarguire aspramente – addirittura, da parte di certi settori,  nel chiamare a rispondere di correità o poco meno – tutti coloro che, quando si è parlato delle responsabilità nell’imbarbarimento del clima e del confronto politico (tutt’altra cosa dall’aggressione attuata da uno squilibrato), si sono “permessi” di menzionare le responsabilità della maggioranza e dello stesso Berlusconi.

Che Di Pietro possa avere un senso modesto dell’opportunità – dal canto mio non lo credo affatto, penso che lui sia guidato da un calcolo preciso: tutto ciò che gli può far guadagnare un pugno di consensi e, possibilmente, di voti, a scapito delle opposizioni concorrenti, vale anche a costo di far guadagnare una cesta di consensi, e di voti, alla maggioranza di Berlusconi – sarà pur vero: ma quanta ipocrisia è necessaria per negare che Berlusconi non abbia mai svolto una funzione di istigatore (istigare = s timolare, indurre con consigli e incitamenti, spec. ad azioni riprovevoli o illecite) ? Dalle tasse, alle trasmissioni TV, alle patenti di anti-italianità, e via elencando, chi è che non ha mai cessato di criminalizzare qualsiasi forma critica, ancor prima che di opposizione, a lui sgradita?

Verissimo, come hanno osservato tanti commentatori ostentando volti o fraseggi estremamente compunti: siamo in un clima in cui non funzionano più le naturali inibizioni indotte dal  rispetto per una istituzione come quella del Presidente del Consiglio, il Capo del governo di tutti gli Italiani.

Ma gli attacchi a tante istituzioni, quali il Capo dello Stato, la Corte Costituzionale, la Magistratura, chi li ha menati?! Il venir meno alle più elementari regole del decoro connaturato all’occupazione della carica di Presidente del Consiglio, di chi è opera, di Di Pietro o di Rosy Bindi, di Santoro o di Travaglio?!  E chi è che si è chiamato fuori dal ruolo di Capo del governo di tutti gli italiani, tacciando più d’una volta di anti- o extra-italianità poco meno della metà dei cittadini delle repubblica?!

Con una interpretazione che fa strame, con violenza, delle norme costituzionali tuttora vigenti – e che la volontà di cambiarle, per quanto rumorosamente proclamata, non rende meno vigenti – Silvio Berlusconi si ritiene direttamente investito dalla maggioranza (relativa) dell’elettorato a governare. Ma se gli impedimenti a governare gli vengono da sue personalissime questioni con la giustizia, che c’entrano le opposizioni e i loro presunti complotti?! E il volere eliminare a tutti i costi questi impedimenti attraverso la promulgazione di leggi ad hoc, che razza di clima può contribuire a creare in un paese in cui moltissimi cittadini si trovano di fronte ai più vari “impedimenti” nell’esercizio dei propri ruoli, ma non hanno certo il potere di disfarsene con una qualche leggina ad hoc?!

Ah, ma riconoscere e menzionare l’esistenza e l’influenza di questi fatti – fatti, la cui realtà e verità è evidente, non abbisogna di interpretazione di sorta – diventa incitamento all’odio politico, alla demonizzazione del Presidente del Consiglio, all’antiberlusconismo preconcetto, all’infangamento dell’Italia, responsabile dell’imbarbarimento del contrasto politico, foriero di episodi di violenza, prologo al terrorismo.

Su tutte queste realtà andrebbe dunque steso un assoluto, garbato silenzio. Questa è la ricetta per moderare il clima e ricondurre il conflitto nell’alveo di una normale dialettica democratica che si vorrebbe imporre.

Rendere sovrana l’ipocrisia, appunto.

Basti pensare ai  proclami dei portavoce più rappresentativi (immagino, per tutte, le facce di Bondi e di Capezzone: le scelte non sono casuali) e al seguito di tanti arguti, equidistanti commentatori. Anche qui, uno per tutti, penso a Pierluigi Battista, del Corriere della Sera, il quale nel commento di ieri, bontà sua, osservava che “non esiste un legame esplicito [mia la sottolineatura] tra chi ha scaglia­to sulla faccia di Berlusco­ni un pericoloso oggetto contundente e il gruppo di fischiatori professiona­li che ha contestato l’inte­ro intervento del leader del Pdl.”

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