PESCI IN BARILE DELLA SOCIETA’ CIVILE: RIOTTA TRA ROTH E BERLUSCONI

A proposito  dell’editoriale di Scalfari dell’8 novembre e dell’intervento di Zagrebelsky riportato su La Repubblica del 7 novembre, un caso esemplare di sostanziale indifferenza – o di quelle che altri definiscono posizioni terziste – è stato fornito da Il Sole – 24 Ore dell’8 novembre.  Le dieci domande e la risposta di Roth è l’articolo non firmato – e la cui responsabilità, a presscindere da chi sia il ghost writer, è quindi attribuibile in prima persona al Direttore Gianni Riotta – nel quale si propone un parallelo tra le vicende delle dieci domande poste dal giudice Wapter al giovane Zuckermann e di quelle poste a Berlusconi da La Repubblica.

In effetti a qualsiasi osservatore dotato di una minima capacità e, soprattutto, volontà di intelligenza, letteraria e politica, risulta assolutamente chiaro che l’unico elemento in comune tra le due vicende è il numero delle domande.

Eppure, sulla base di questo insignificante elemento – e pur prendendo formalmente atto delle “enormi” differenze e delle “siderali” distanze dei casi –  nell’articolo in questione si tenta di condurre  disinvoltamente in porto un’operazione di stampo prettamente gesuitico.

Si tenta, cioè:

  • di nobilitare il rifiuto di Berlusconi a rispondere equiparandolo a quello di Zuckerman: rifiuto mirato ad affermare  una questione di principio, ossia il disconoscimento della legittimità del metodo inquisitorio di domande che presuppongono risposte a danno di chi risponde;
  • di degradare le domande di Repubblica a domande capziose e tendenziose, quasi che anch’esse si riferissero a questioni di opinioni e giudizi (come quelle del giudice Wapter) e non già a fatti ed eventi concreti;
  • di recepire acriticamente le risposte indirettamente fornite da Berlusconi via Vespa, riducendone inconsistenza e incongruenze a semplice e generica  fumosità, giustificata in quanto domande truccate meriterebbero risposte truccate;
  • a relegare l’eco internazionale della vicenda Berlusconi a semplice effetto di una efficace campagna di stampa di Repubblica, che nulla avrebbe a che vedere con l’esercizio della libertà di stampa e che alla fine non otterrebbe se non una vittoria di Pirro.

A ciliegina sulla torta di questa presa di posizione – che risponde a una evidente, incontenibile vocazione da pesci in barile – l’articolo termina con qualche rabbuffo a quelle che sarebbero null’altro che carenze di stile nella vita pubblica e privata del presidente del Consiglio: tanto perché non si dica che il quotidiano non mantenga le distanze da Berlusconi…

Che un giornale come Il Sole – 24 Ore abbia deciso di imbastire un’operazione così meschina e provinciale, senza vergognarsi di accoppiare strumentalmente alla pessima lettura di un grande della letteratura una altrettanto pessima lettura dei fatti della nostra Repubblica, è sintomatico del basso livello di civiltà cui appare degradata la società civile del nostro paese.

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