SE ANCHE “L’INFEDELE” DI GAD LERNER DELUDE…

La puntata di L’Infedele di ieri sera, 19 ottobre, doveva essere anche dedicata – secondo quanto puntualizzato dallo stesso Gad Lerner in corso di trasmissione – a far meglio comprendere le differenze tra le posizioni dei candidati sui quali il PD invita i suoi elettori alle primarie del 25 ottobre perché concorrano alla scelta del segretario PD. Un evento sul quale non mi sembra che l’informazione dei cittadini possa dirsi particolarmente ampia né, tutto sommato, chiara e precisa.

Devo dire subito che, francamente, sono rimasto profondamente deluso dalla trasmissione. Non penso di peccare di particolare severità se affermo che:

a) gli spettatori che poco o male sapevano sulle “primarie” convocate dal PD e sui candidati che gli iscritti del PD hanno messo in corsa, alla fine della trasmissione ne sapevano altrettanto poco e male (forse peggio: è stata addirittura lasciata passare l’informazione che l’editoriale di Eugenio Scalfari  di domenica scorsa si sarebbe risolto tutto e solo in una critica dei modi “scriteriati” scelti dal PD per darsi un Segretario!);

b) quelli che già sapevano abbastanza e bene, non solo non hanno appreso nulla di più, ma ne saranno rimasti delusi e forse anche irritati: magari avranno pensato che Bersani era stato facile profeta quando aveva detto di temere che altri confronti a tre (oltre quello di Youdem.tv) potessero essere agevolmente strumentalizzati per “fare spettacolo”.

Tutti coloro che hanno ironizzato sui temi della  manifestazione di Piazza del Popolo – sostenendo che in Italia non manca affatto la “libertà di stampa” sembrano assolutamente incapaci di comprendere (a parte quelli che fanno deliberatamente finta di non comprendere) che la questione in Italia è l’enorme carenza di una informazione appropriata e precisa a disposizione dei cittadini su tutto ciò che la maggioranza dominante del sistema mediatico vuole che sia ignorato o, anche meglio, conosciuto male.

Io non penso affatto che Gad Lerner abbia voluto metterci del suo, in questo effetto di deficienza di informazione.

Sta di fatto, però, che – per stare al gioco dei formati di queste trasmissioni, che prevedono (oltre le inevitabili interruzioni pubblicitarie) di:

  • mettere assai più carne al fuoco di quanto sia possibile trattarne;
  • vivacizzare il dibattito per non fare addormentare i telespettatori (inguaribili sonnecchiosi) consentendo alterchi, sovrapposizione di voci, divagazioni dal tema, e via sfarfallando;
  • differenziarsi dalla concorrenza soprattutto, se non esclusivamente, focalizzandosi sulla caratterizzazione specifica del talk shaw e del suo conduttore, su tutti quegli elementi, incluse le idiosincrasie, i tic e i vezzi, che se ne ritengono essere i fattori distintivi;

persino una trasmissione come quella di Gad Lerner, a mio parere, finisce per fare il gioco della disinformazione.

Non è l’unica, assolutamente. Ma questo non consola affatto, semmai aumenta delusione e preoccupazione.

Io ho assistito al dibattito dei tre candidati alle primarie trasmesso da Youdem.tv e da Repubblica.tv.

Per un’ora e mezzo ho goduto della beata sensazione di non trovarmi più in questo paese, di trovarmi all’estero, in una delle grandi democrazie occidentali: due giornalisti che ponevano domande specifiche, anche scomode e puntute ai tre candidati, questi che rispondevano – e se non rispondevano o eludevano le risposte diventava subito evidente –, tempi sostanzialmente rispettati senza però troncare nessuno, spazio per qualche asprezza polemica tenuta nei limiti della buona creanza…

Allora un’altra TV è possibile, allora chi è interessato a essere informato – e direttamente, alla fonte – può esserlo, allora i giornalisti possono assolvere egregiamente a una loro primaria funzione di servizio nei riguardi dell’opinione pubblica !

Ma, si obietterà, Youdem è televisione di partito. D’accordo. Ma se su una televisione di partito si  riesce a fare migliore informazione che sulle “televisioni indipendenti”  il problema è tutto e solo di queste ultime.

Io ho il dubbio che se tutto questo si verifica nel nostro paese ciò possa dipendere anche dal fatto che in effetti la professionalità nel giornalismo italiano non goda di ottima salute. E che questo deficit di professionalità, purtroppo, non sia limitato solo a quei settori in cui la proprietà editoriale ponga condizionamenti più pesanti.

D’altronde, perché si dovrebbe pensare che in un paese in cui si è in presenza di un forte arretramento sul piano della produttività in tutti i settori produttivi, privati e non,  della scolarità e dei livelli culturali, della mobilità sociale, l’unico a rimanerne indenne dovrebbe essere il livello di professionalità nei media?

Bookmark and Share

Annunci

Scrivi un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: