AUTOVELOX IN FURBASTRILANDIA

Esultano automobilisti, stampa, associazioni consumatori, e orchestrali vari di Furbastrilandia!

Grazie all’intervento decisivo del Ministro Maroni, d’ora in poi le postazioni dell’Autovelox dovranno essere adeguatamente pubblicizzate, riconoscibili, visibili. Niente più volgari trappole per il povero automobilista indifeso: e niente più foto dell’individuo alla guida del veicolo, che potrebbero violarne la privacy (perché, magari, si trovava lì invece di essere al suo posto di lavoro o con una qualche escort o un qualche gigolo in luogo del consorte legittimo).

Tutto nasce dalla scandalo degli Autovelox gestiti da talune spregiudicate Amministrazioni comunali in combutta con società private per fare cassa, persino truccando gli Autovelox e spartendosi i proventi tra privati e Comuni.

E cosa si fa in Furbastrilandia per rimediare? Si colpiscono più severamente i trasgressori, si rende più difficile la truffa da parte dei furbastri? Neanche per sogno!!

Per prima cosa, si impedisce che i Comuni possano avvalersi di società private – oneste o truffaldine che siano – per la gestione degli Autovelox. Si colpisce nel mucchio, cioè. Così che le Amministrazioni locali a corto di personale qualificato per la gestione degli Autovelox si guardino bene dall’idea di installare o espandere sistemi di controllo della velocità nei propri territori.

Poi si coglie l’occasione per il colpo di genio certamente congeniale a un Ministro come Maroni: gli automobilisti devono essere chiaramente preavvertiti su dove e quando troveranno gli Autovelox a sorvegliarli, sennò non vale.

Giustissimo, perché l’obiettivo prioritario deve essere quello della prevenzione, non la sanzione dopo una infrazione che, una volta commessa, ha comunque creato una situazione di pericolo. Concorda una voce autorevole come quella del

corridore Fisichella, quello a cui era stata ritirata la patente perché sorpreso a 140 all’ora in una strada con il limite a 60 (ma a cui è stata restituita subito, perché stava correndo dal figlio con la febbre altissima: ed è notorio che se un padre corre a 140 all’ora dal figlio con la febbre alta,  il figlio starà subito meglio): “se uno sta andando veloce in autostrada e trova un cartello con su scritto controllo elettronico della velocità, cosa fa? Rallenta. Alza il piede. Almeno nel 99 per cento dei casi.”  E cosa fa, nel 99 per cento dei casi, quando termina la zona controllata ? Riprende a correre, pigiando sull’acceleratore. Non c’è bisogno di essere Fisichella, per saperlo. Né per sapere che quando si scopre che il controllo elettronico della velocità in quel tratto di strada è soltanto un bluff  (grazie a rilevatori satellitari, alla pubblicizzazione dei siti su Internet e stampa specializzata, o all’esperienza personale) nel 99 per cento dei casi non si rallenta affatto né si alza  il piede.

Anche un giornalista come Vincenzo Borgomeo sembra esultare all’annuncio, scrivendone su Repubblica del 22 agosto.

Anche lui, come tutti i gaudenti sopra citati, ignora bellamente le raccomandazioni – basate su dati di ricerca, studi, esperienze internazionali – dell’ European Road Safety Observatory. E, cioè, che un efficace sistema di  prevenzione delle infrazioni ai limiti di velocità richiede necessariamente che le misure di controllo della velocità siano ampiamente pubblicizzate, imprevedibili e non evitabili, applicate per un lungo periodo di tempo.

Ma cosa volete che contino le indicazioni di organismi Europei, in un paese come Furbastrilandia, governato da esponenti niente po’ po’ di meno della cosmopolita Padania?

Un suggerimento modesto per il Ministro dell’Interno: obbligare le Società di Sorveglianza cui si abbonano tanti commercianti per la protezione notturna dei propri esercizi a pubblicizzare in appositi, chiari e veritieri cartelli gli orari in cui effettueranno i controlli. Almeno si avrà la certezza che in quelle ore e in quei luoghi   non si verificheranno tentativi di furto e di scasso. La prevenzione, innanzitutto!


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