T E R R E B R U C I A T E

Sotto il solleone divampano gli incendi in Sardegna, Sicilia, altre terre del Sud dove i soliti ignoti – appartenenti alla crema dei furbastri nazionali – tentano di applicare la tecnica della terra bruciata nel perseguimento di tornaconti e profitti a venire.

Ma ben altri piromani sono all’opera nel nostro paese, applicando la tecnica della terra bruciata in grande stile.

Su La Repubblica di ieri era Michele Serra a notare sconsolatamente, nella sua Amaca, che per smuovere la coscienza di tanti severi paladini della moralità cattolica – sin qui imperturbabile ed imperturbata a fronte delle tante malefatte del governo e della maggioranza di Mr. B. , c’era voluto uno “sfarfallio di mutande” capace di titillarne la sempiterna, radicata sessuofobia (vedi).

Dal canto suo Eugenio Scalfari si rivolgeva alla folta schiera dei nostri concittadini che ostentano la loro indifferenza verso le bravate machiste di Mr. B., convinti di dimostrare così il proprio essere “uomini di mondo”  – e dissimulare la propria essenza di irrecuperabili parvenu, in perfetta sintonia con il loro beneamato leader, così audace da associare all’idea che ha di se stesso niente di meno che  la categoria dell’eleganza – per chiedere loro come possano nutrire altrettanta indifferenza verso un malgoverno dell’attuale crisi italiana che si caratterizza per incoscienza, incompetenza, prevaricazione senza limiti (v. editoriale).

La cosa peggiore, a me sembra, è che con l’irresponsabile aumento delle spesa corrente – foriera di pressioni inflattive che obbligheranno a politiche tali da soffocare nella culla le spinte alla ripresa che dovessero cominciare a manifestarsi – e con il gioco al massacro sul piano delle politiche sociali, della lotta all’evasione, della deformazione della giustizia, si sta mettendo in atto una politica di terra bruciata nei riguardi di una qualsiasi, possibile alternativa di governo del paese.


Se e quando la maggioranza degli italiani deciderà che la stagione delle fantasie da paese dei balocchi è arrivata al capolinea, e che occorre tornare a lavorare seriamente ai problemi del paese, dovrà necessariamente conferire a un governo alternativo un compito di ricostruzione che non potrà non richiedere una pesante stagione di fatica, lacrime e sangue.

Penso che i candidati in corsa per la Segreteria del Partito Democratico dovrebbero si da ora e concordemente rendere assolutamente chiaro agli iscritti, ai simpatizzanti, agli elettori, la consapevolezza piena della gravità degli oneri  che dovrà assumersi, e che dovrà chiamare la cittadinanza a condividere, per rimediare alla desertificazione in atto.

Liberarsi di Mr. B. e di tutto quello che ha rappresentato e combinato non sarà affatto una “passeggiata liberatoria”. Sarebbe pericoloso e controproducente equivocare  su questo terreno.

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