VOTARE, E VOTARE SECONDO RAGIONE

Chi può sostenere che non c’è nulla di più sconfortante, sullo scenario politico italiano, della perdurante, straripante  popolarità di un leader della statura di Berlusconi?

Soprattutto nella situazione attuale a me sembrano di gran lunga più sconfortanti gli atteggiamenti di una parte tutt’altro che  irrilevante del variegato “popolo di sinistra”.

Un popolo troppo largamente afflitto da manifestazioni di incredibile leggerezza; oppure da eccessi autolesionisti di insofferenza e delusione nei riguardi  del maggior partito di opposizione, il  Partito Democratico; dall’inclinazione a contrapporre al modello Berlusconi un modello che, nello stesso nome e in un  leader tutto muscoli e invettive,  ne è un modello ampiamente speculare; da settarismi ossessionati dalla pretesa di purezze identitarie che pur tuttavia al momento del voto si  squagliano  in improbabili  e contrapposte micro-coalizioni.

Un “popolo di sinistra”, in definitiva, nel quale sembra diffuso uno smarrimento del principio di realtà: come sintomo di quella che alla fine si rivela un’egemonia culturale del berlusconismo inconsapevolmente subita, ma anche come involontaria complicità nel perdurante strapotere dello stesso berlusconismo.

Mi è capitato leggere qualche giorno fa:

“Loro hanno un problema: hanno votato PD”: è lo slogan dell’ironico spot realizzato da alcuni giovani del Pd sulla falsariga delle clip degli alcolisti anonimi. “I Democratici Anonimi – si legge su YouTube – sono un gruppo di sostegno per chi crede di non poterne fare a meno. Ma se ce l’ha fatta la Montalcini, possiamo farcela anche noi. C’è chi dice che coi Vendola e Travaglio non si vincono le elezioni: ma chi lo dice? Rutelli? E cosa ne sa Rutelli di come si vincono le elezioni? È come chiedere a Vespa come si fa una domanda scomoda”. La chiosa è più divertente che mai: “Non sei più solo”. E il tormentone impazza su Facebook.

Ma che divertimento!  Ma che bel Carnevale!

Ci vuol poco a capire che chi si divertirà più di tutti, grazie a goliardate del genere, sarà proprio il Cavaliere (che di goliardia se ne intende)!

Il voto degli italiani per il Parlamento europeo, in una prospettiva progressista,  potrà proporsi politicamente due obiettivi essenziali:

1) direttamente, quello di contenere nel Parlamento Europeo le forze conservatrici, non di rado assai tiepide se non avverse a un rafforzamento dell’Unione Europea;

2) indirettamente, quello di dare un segnale politico chiaro e credibile sul contenimento dello strapotere di Berlusconi.

Assegnare al voto altri obiettivi – mandare messaggi di delusa insoddisfazione al Partito Democratico, testimoniare una opposizione più muscolosa e vociante avverso Berlusconi, superare lo sbarramento del 4% e conquistare un seggio al Parlamento europeo per qualche forza minore, quasi che ciò e ciò soltanto possa garantirne sopravvivenza e visibilità – mette a serio rischio il reale contributo di questo voto ai due obiettivi più immediati e incisivi sul futuro della politica europea e nazionale. Agli effetti pratici, per dirla tutta, avrà conseguenze non dissimili dall’astensione dal voto.

Non vorrei che all’indomani delle elezioni europee nei commenti dovessimo imbatterci nell’equivalente di un delirante commento  apparso qualche anno fa, che meglio non potrebbe illustrare i contorsionismi di giudizio politico di certa “sinistra”:

Melegnano, un’esperienza esaltante

Maurizio Margutti*,Sergio Goglio**, 29 maggio 2007, 18:36

Elezioni Anche se il centro destra ha vinto le elezioni al primo turno con il 53,28% dei voti, noi abbiamo ottenuto il 23,74% dei consensi, battendo la coalizione dell’Ulivo che si è fermata al 22,98%. Molto buono è stato anche il risultato di Sinistra Democratica, che ha raggiunto il 5%.

Potrà piacere o, legittimamente, non piacere: tuttavia non è possibile negare – se non negando ogni principio di realtà –   che, dal punto di vista della politica interna, ciò che conterà, il giorno dopo le elezioni,  sarà la distanza tra la percentuale dei votanti ottenuta dal  PD e quella ottenuta dal PDL.

Me lo ricordava proprio oggi un carabiniere in vena di confidenze, che non mi sembrava esattamente un cultore appassionato di Machiavelli: “se la distanza tra PD e PDL è troppa, questo qui ce lo teniamo per dieci anni!”

Chi non capisce, o fa mostra di non capire, questa realtà elementare, non potrà altrettanto disinvoltamente sottrarsi ad una chiamata di corresponsabilità nelle ragioni per cui, un giorno, si dovesse concludere che  Berlusconi sarà pure stata una iattura, ma una iattura meritata, e non solo da parte di chi gli tributa il proprio consenso.

Non sarebbe storia nuova, nel nostro paese.

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2 Responses to VOTARE, E VOTARE SECONDO RAGIONE

  1. Carlo Turco says:

    Non discuto le sue valutazioni sull’opposizione di Daniela Melchiorre rispetto a quella del PD (e di Rifondazione). Il punto a me sembra un altro. Lei non può non sapere che il suo voto non riuscirà a eleggere Daniela Melchiorre (ci vogliono almeno centomila voti per eleggere un deputato europeo). Inoltre, il suo voto, non entrerà nel “calcolo dei resti” in base al quale i voti in eccesso rispetto al quoziente elettorale vengono ripartiti proporzionalmente tra i partiti più votati per l’assegnazione dei seggi residui (rispetto a quelli assegnati in base al quoziente elettorale pieno). Di conseguenza, il suo voto – che mi sembra sempre di opposizione a Berlusconi & Co. – finisce per favorire una maggiore attribuzione di resti a PDL. E’ una questione puramente e semplicemente aritmetica. A me sembra che, nell’utilizzo del voto, la migliore delle intenzioni vada però sempre messa a confronto con le conseguenze reali, effettive (non quelle auspicabili) del voto: perché alla fine è la realtà che conta, non le intenzioni.

  2. Lola says:

    Io non smetterò mai di votare.
    Personalmente quest’anno ho deciso di punire la sinistra e voto Daniela Melchiorre dei Liberal Democratici perché mi pare abbia fatto molta più opposizione lei in questi ultimi tempi che PD e rifonda insieme

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