INDUSTRIA DELL’AUTO, ELEZIONI EUROPEE, VOGLIA DI ESPATRIO

L’altra sera, in una trasmissione televisiva, mi sono imbattuto prima di cambiar canale in Borghezio e nella Santanché. Dico la verità: dopo averli ascoltati m’è venuta la voglia di espatriare.

Questa la sconsolata conclusione dell’editoriale di Eugenio Scalfari pubblicato su la Repubblica di oggi.

Ad essere sincero, vagando tra i canali delle nostre TV, di stimoli verso l’espatrio – anche se per alcuni aspetti difficilmente comparabili a quelli citati – io ne trovo a iosa e ad ogni ora.

E sempre per essere sincero, a una seconda riflessione mi viene da pensare che lo stimolo è così sconsolato e pressante perché certe apparizioni TV si verificano in un contesto assai preciso: e, cioè, proprio il contesto evocato da Scalfari prima di riferire del suo fuggevole quanto disgraziato incontro (che, sono pronto a scommettere, anche lui avrebbe trovato meno angosciante se il contesto fosse diverso).

Perché di fronte alla partita che si sta giocando sull’auto anche i sindacati – e i lavoratori invitati a partecipare alle “trasmissioni di approfondimento” – sembrano veramente mancare qual è la posta in gioco. E’ triste osservare i sindacati stretti nell’angolo di una difesa a oltranza dei posti di lavoro che però finisce per essere tutta e solo vocale, mentre, per poter incidere davvero, richiederebbe iniziative e proposte fortemente innovative e originali, capaci di non eludere l’enorme problema del recupero della produttività del nostro paese.

E perché è altrettanto triste dover constatare come rimangano al di sotto della posta in gioco, in relazione alle prossime elezioni europee, atteggiamenti e comportamenti concreti di una larga fascia di cittadini che pur si proclamano irriducibili avversari di Berlusconi e seriamente preoccupati dello stato della nostra democrazia.

Anche qui Scalfari, parlando dei motivi contingenti che sembrano turbare Berlusconi, osserva con la consueta lucidità:

Il solo con cui va a nozze è Di Pietro che non passa giorno senza attaccare il Pd e fornire un “assist” a Berlusconi. Di Pietro oggi come Diliberto e Pecoraro Scanio ieri.

Le elezioni europee, oltre a rinnovare il Parlamento di Strasburgo, serviranno a misurare il distacco tra Pdl e Pd. I voti ottenuti da Di Pietro non avranno alcun peso su quella bilancia, perciò non influiranno sul rapporto di forza tra governo e opposizione. L’esempio più recente dell'”assist” dipietrino sta nell’eventuale presentazione d’una mozione di sfiducia alle Camere destinata a ricompattare il fronte berlusconiano. Non sono errori ma improvvide furbizie e documentano che il nemico di Di Pietro non è Berlusconi ma il Pd.

Il problema dei democratici è quello di mobilitare gli elettori che hanno lasciato il Partito democratico e si sono rifugiati nell’area dell’astensione. Se c’è un momento in cui non ha senso astenersi è questo. Non ha senso criticare Berlusconi e astenersi. Non ha senso proclamarsi di sinistra e astenersi. Non ha senso avvertire sulla propria pelle l’imbarbarimento sociale e astenersi. Non ha senso temere una svolta autoritaria che è sotto gli occhi di tutti e astenersi.

Dopo le europee ci saranno ancora quattro anni di legislatura e ci saranno altre occasioni importanti per contare le forze, scegliere le alleanze, selezionare il personale politico. Dieci giorni dopo il voto del 6 e 7 giugno ci saranno i ballottaggi e il referendum, ma il primo appuntamento è tra due settimane.

Gli elettori diranno se in quella giornata la democrazia italiana sarà sconfitta oppure se le europee saranno una sorta di linea del Piave da cui ripartire.

Già.

E invece a me sembra che continuino a essere in moltissimi, davvero troppi, quelli che, tormentati dai mille limiti del Partito Democratico – moltissimi dei quali, sia chiaro, assolutamente reali – sembrano preoccuparsi in termini pressoché esclusivi di impegnarsi in un voto o, peggio ancora, in un non-voto capace di trasmettere al PD un messaggio di rampogna e riserva su quei limiti.

E così, tutti presi dalla volontà di qualificarsi chiaramente tra i più fieri e intransigenti oppositori di Berlusconi e del berlusconismo, perdono di vista le questioni reali – quelle indicate da Scalfari –  fino al punto di rischiare  di agevolare disegni e  dominio dell’attuale premier.

Eppure oggi c’è il modo per votare alle europee Partito Democratico e lanciare quei “messaggi di scontento” che si ritengono opportuni: basta esprimere le tre “preferenze nominative” consentite in termini difformi dagli orientamenti consigliati dal Partito.

Come dire:

affidiamo alle “preferenze” i messaggi in bottiglia che vogliamo lanciare, senza però rischiare di menarci bottigliate sui denti

Troppo poco?

Temiamo forse di far violenza a una consolidata tradizione autolesionista?

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3 Responses to INDUSTRIA DELL’AUTO, ELEZIONI EUROPEE, VOGLIA DI ESPATRIO

  1. Carlo Turco says:

    E’ l’unico commento che ho trovato e l’ho “lasciato”. Se poi non sa fare l’ironia, che ci posso fare?

  2. L'89 says:

    ahaha!
    ha lasciato solo il commento coi complimenti ironici in modo da farli sembrare sinceri?
    Questa è bella!

  3. L'89 says:

    complimenti

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