SUL REFERENDUM: INTRANSIGENTI, OPPORTUNISTI E… PURE GONZI!

Così anche Di Pietro e la sua “Italia di Valori”, hanno deciso che l’approvazione del quesito referendario sulla legge elettorale sarebbe una tremenda jattura:  significherebbe consegnare l’Italia a Berlusconi.

A Berlusconi, per l’intanto, l’Italia è stata consegnata con la legge elettorale in vigore: la famosa “legge porcata” a suo tempo promossa dalla Lega e approvata dalla medesima assieme a Forza Italia, AN, UDC di Casini – tanto per memoria.

Come giustifica questo voltafaccia l’integerrimo e intransigente Di Pietro – rispetto alle posizioni che lo videro impegnatissimo nella raccolta delle firme per il referendum, senza perdere occasione per fustigare quanti   vi apparivano troppo tiepidamente impegnati?

Perché le condizioni sono cambiate, rispetto ad allora.

Ma in che modo sarebbero cambiate?

Quando cerca di rispondere a questa domanda tornano assai comodi all’On. Di Pietro le sue esuberanze mimetiche e le sue idiosincrasie linguistiche e sintattiche: in esse, infatti, è facile annegare la pochezza degli argomenti.

L’argomento principe, agitato come uno spauracchio davanti all’elettorato, sta nel fatto che il meccanismo elettorale che uscirebbe da una vittoria dei SI al referendum consentirebbe di dare un premio di maggioranza al partito di Berlusconi, non semplicemente alla coalizione di Berlusconi.

Sono costretto a ripetermi: qual è la notizia? Il Governo non è già oggi saldamente e tranquillamente nelle mani di Berlusconi?

Ah, no, si replica: oggi non può fare quello che vuole il PDL, oggi è obbligato a  venire a patti con la Lega!

Magnifico: sai che detterente, rispetto alle inclinazioni autoritarie, xenofobe, particolaristiche, dover venire a patti con la Lega!

Quali e quanti sarebbero gli elementi positivi registrati nella recente esperienza di governo Berlusconi grazie ai “condizionamenti” posti dalla Lega?

Non si è detto sempre peste e corna dei prezzi che Berlusconi ha dovuto pagare alla Lega – da una legge sul federalismo che per ora è uno scatolone vuoto, ma suscettibile di essere riempito di prodotti esiziali per la coesione del paese, alle norme che riguardano immigrazioni e immigrati, ronde, e quant’altro?

Davvero qualcuno può credere che,  una volta affossato il referendum, la Lega sarebbe disposta a rifare una legge elettorale migliore con le opposizioni, dopo essere stata indisponibile nella passata legislatura, così come nell’attuale?!

Non sarà per caso assai più probabile che casomai  Lega e PDL si accorderebbero per una legge fatta su misura per loro?

LA VERITA’ CHE TUTTI GLI OPPOSITORI DEL REFERENDUM CERCANO DELIBERATAMENTE DI OFFUSCARE AGLI OCCHI DELL’ELETTORATO  E’ CHE IL NUOVO MECCANISMO SANCIREBBE LA FINE DEL POTERE DI INTERDIZIONE CHE ALLE FORMAZIONI POLITICHE PIU’ SPARUTE E’ STATO SEMPRE ASSICURATO DAI MECCANISMI ELETTORALI

E’ davvero triste, intanto, che tutti gli avversari del referendum, anche quelli  che si proclamano i più intransigenti difensori dei principi democratici,  nel metodo finiscano per emulare – degnamente e indegnamente allo stesso tempo – l’odiatissimo principe delle manipolazioni mediatiche.

La verità è che in questo paese si vuole continuare a preservare un sistema per cui – riecheggiando le parole alate del Di Pietro di ieri – dopo le  elezioni ai partiti sia concesso di “inciuciare” per stabilire come e chi governerà, alla faccia delle scelte che gli elettori hanno creduto di compiere, con il proprio voto, su programmi e candidati loro proposti prima delle elezioni.

La verità è che anche “a sinistra”, tra sedicenti deemocratici, progressisti, duri e puri, c’è una fondamentale refrattarietà per le regole più rudimentali della democrazia.

Se ne è avuta una triste riprova, e non da ieri, nella frammentazione di partiti e movimenti di sinistra. Se in un partito ci si trova su posizioni di minoranza, cosa si fa: si lavora per trasformarsi, sulla base del consenso,  da minoranza in maggioranza e, comunque, per contenere lo strapotere della maggioranza?

Non sia mai.

Si fa una scissione, si fa un nuovo partito, per minuscolo che sia. Sulla scia delle vecchie tradizioni del “pochi ma buoni” , del  “meglio un giorno da leoni che cento da pecore”, e altro ciarpame congenere, infischiandosene degli stessi interessi di coloro di cui si rivendica la più autentica rappresentanza.

Se al momento delle tornate elettorali, poi, la dispersione del voto reca un suo specifico contributo alla vittoria delle forze di cui ci si proclama irriducibili avversari, be’, si tratta di quisquilie di cui non ci si può dar carico: non si può sottostare al ricatto dei numeri (specie in un paese in cui l’avversione per la matematica è un vanto così diffuso).

Questa è anche la “filosofia” che si va diffondendo anche a proposito del referendum.

Nessuno che dica onestamente: non voglio che passi il SI sennò mi si precludono ancora di più gli spazi di manovra che voglio tenermi aperti..

Il bello è che facendo tutto questo, tutti costori – ivi comprese, si è costretti a notare con malinconia, degnissime persone come Camilleri, Rancho Pardo, e tantissimi altri democratici intransigenti– sembrano non accorgersi di mettersi nelle condizioni di portare acqua con le orecchie all’Imperatore.

Perché,  se il referendum non passerà, si può star certi che proprio lui ne rivendicherà il massimo merito,  essendosi rifiutato di schierare apertamente il PDL per il SI, e guadagnandosi così di nuovo la gratitudine della Lega.

E se invece dovesse vincere il SI, si può stare altrettanto certi che ne rivendicherà il merito, qualificando il successo come una vittoria sui “comunisti”  e tutti quelli che in “odio” a lui  vi si sono testardamente opposti.

Per cui, in definitiva gli avversari del referendum, difensori della democrazia e nemici della deriva autoritaria:

  • SI PRESENTANO COME INTRANSIGENTI, PURI E DURI
  • SI COMPORTANO DA OPPORTUNISTI
  • FINISCONO PER … AGIRE DA GONZI!

Si potrebbe concludere con una alzata di spalle e con un ben gli sta! , se non fosse che le conseguenze amare del loro prevalere – tenersi la “porcata” così com’è, senza nemmeno il miglioramento della impossibilità per il “leader” di partito di presentarsi in tutte le circoscrizioni (qualcosa che tocca assai da vicino Berlusconi!) – e magari aprire la strada a qualche “porcata” anche peggiore – ricadrebbe su tutto l’elettorato.

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