L’INSOSTENIBILE PAVIDITA’ SUL REFERENDUM

Continuano a non convincermi gli argomenti di quanti – magari essendone stati dapprima sostenitori – oggi manifestano allarme per un eventuale esito positivo del referendum sulla legge elettorale, affermando che questo porterebbe a una legge anche peggiore dell’attuale.

Mi meraviglia ma, soprattutto, mi preoccupa che questo atteggiamento venga condiviso da parecchi esponenti del PD.

In realtà gli “argomenti” si riducono tutti e soltanto a un argomento: con la legge elettorale che verrebbe fuori dal referendum il premio di maggioranza spetterebbe ad un solo partito, non alla coalizione dei partiti vincenti; nella situazione attuale, quindi, si teme che le elezioni potrebbero conferire a Berlusconi e al PDL la maggioranza assoluta.

E allora? Qual è la notizia? Qual è il timore?

Dobbiamo poter confidare nelle possibili beghe tra Lega e PDL che ogni tanto agitano la compagine della maggioranza per contenere lo strapotere di Berlusconi?

A questo è ridotto chi vuole battersi per la democrazia e per una prospettiva riformista in Italia?

Se così è vuol dire che abbiamo già gettato la spugna, non abbiamo nessuna fiducia in noi stessi, nel PD, nelle radici di volontà democratica del nostro paese.

Con la legge elettorale che scaturirebbe dalla vittoria del SI al referendum, non ci sarebbe più alcuna possibilità di vittoria di coalizioni eterogenee che poi lascerebbero ai gruppi minoritari ampi poteri di interdizione capaci di far naufragare qualsiasi programma di governo sottoscritto in anticipo.

E questa delle coalizioni eterogenee, se l’esperienza insegna qualcosa, è stata la  maledizione delle coalizioni di centro-sinistra.

Quel che è stato possibile erodere allo strapotere di Berlusconi grazie ai maldipancia della Lega sono state briciole – e briciole spesso pagate a caro prezzo.

Allora,  SI al referendum.

E da qui che potrà e dovrà nascere un nuovo impulso per rendere il  PD capace di  raccogliere il voto di tutte le forze democratiche e riformatrici del paese.

Da qui si sarà obbligati ad apportare quelle innovazioni nel PD che ne facciano realmente una un partito capace di rappresentare e interpretare tutte quelle forze e, in caso di vittoria, di portare avanti un programma di governo efficiente ed efficace.

Se, e per tutto il tempo, in cui gli italiani decideranno di affidare a Berlusconi la maggioranza – e non ci sarà un partito capace di persuaderne la maggioranza a cambiare – NON SARANNO CERTO ESPEDIENTI ELETTORALI rivolti a consentire coalizioni litigiose a salvarci.

E chi in questo espediente confida non ha nulla di utile da proporre e prospettare.

Oltre tutto il SI al referendum impedirebbe di presentarsi nelle diverse circoscrizioni con un unico candidato capolista con poteri decisionali su chi far eleggere nelle diverse circoscrizioni: un piccolo, ma significativo colpo a una delle armi più usate da Belusconi e i suoi per la conquista della maggioranza. Un argomento che i neo-refrattari sul referendum non considerano mai.

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