QUESTA VOLTA STAINO NON FA RIDERE

La notizia:

SERGIO STAINO si candida alle europee con «Sinistra e libertà». Cioè con il raggruppamento che mette insieme Partito Socialista (Nencini), Verdi (Francescato), Sinistra Democratica (Fava) e Movimento per la sinistra (Vendola). «Mi candido ma non lascio il Pd», tiene però a dire il vignettista il cui nome figurerà nella circoscrizione dell’ Italia centrale. «Ho ritenuto di accettare la candidatura per dare un segnale di laicità e per contribuire a portare questa lista oltre il 4 per cento, la soglia di sbarramento per entrare nel parlamento europeo», aggiunge Staino. (Repubblica — 22 aprile 2009 pagina 2 sezione: FIRENZE)

Domanda:

Perché mai un bravo e stimato vignettista satirico non si accontenta di far ridere (amaro) con le proprie sapide vignette?

Dunque:

Un intellettuale di sinistra, aderente al PD e deciso a non lasciarlo, prevede che alle prossime elezioni europee una parte dell’elettorato possa abbandonare il Partito Democratico, defluendo verso l’astensione o verso il partito di Di Pietro.

Cosa fa allora?

Cerca di impegnarsi per cercare di frenare quel deflusso, per persuadere gli elettori che il voto alle europee è importante per cercare di arginare quella che prevedibilmente sarà una larga maggioranza delle forze politiche conservatrici, per contrastare un Parlamento europeo arroccato su politiche di prevalenti egoismi nazionali, particolaristici, individualistici?

Per fare, insomma, ciò che sarebbe un elementare dovere di qualunque iscritto al PD?

Nemmeno per sogno. Staino decide di impegnare il proprio prestigio e consenso personale – perché anche lui, come tanti di noi, non è contento di come le cose vanno all’interno del PD – per portare acqua a una coalizione di piccoli e diversi partiti concorrenti del PD, che invece di esortare i propri elettori – come fanno tante piccole formazioni politiche o della società civile delle grandi democrazie occidentali – a votare per la formazione politica nazionale con le maggiori possibilità di contrastare la destra, si sono riuniti in coalizione nel tentativo, quanto meno improbabile, di superare la soglia del 4% necessaria ad eleggere un deputato al Parlamento europeo.

Perché presso le tante formazioni che nel nostro bel Paese si disputano la titolarità delle rappresentanza più vera della vera sinistra, come è noto, eleggere tra le proprie fila uno dei 72 deputati europei che toccheranno all’Italia è un obiettivo di importanza decisiva, tale da valere pienamente il rischio di lasciare alle destre una quota ben maggiore dei 72 seggi di quella che altrimenti sarebbe possibile.

Che cosa non si deve fare per la visibilità (visibilità di chi, poi, visto che anche nella ipotesi che il fatidico 4% possa essere superato, è comunque da escludere che siano eletti rappresentanti di tutti i partitini della “coalizione”)!

Sembra che poi Staino si sia anche inalberato, alla prospettiva che si possa decidere la sua espulsione dal PD.

Ma… forse anche il fatto che non puoi far parte di un partito se ti adoperi per i concorrenti non è una regola elementare, banale?

Ma vogliamo stare alle regole?! Mica possono valere per tutti, indiscriminatamente…! Forse, a questo punto, si dovrà aggiungere: Lei non sa chi sono io!

O forse, meglio di tutto: siamo o non siamo in Italia?

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