RISORSE PER LE AREE TERREMOTATE

Come non essere assolutamente d’accordo con quanti dissentono e stigmatizzano l’idea ventilata dal Ministro Tremonti per alimentare le risorse da destinare alle aree terremotate d’Abruzzo, ossia quella di consentire ai contribuenti di designare un apposito fondo quale beneficiario del 5 per mille che nella dichiarazione dei redditi può destinarsi a organizzazioni non-profit?

Come contribuente verrei messo di fronte all’alternativa se continuare a indicare l’organizzazione non-profit da me prescelta oppure un fondo per l’Abruzzo quale beneficiario del 5 per mille delle mie imposte IRPEF. In termini collettivi, si tratterebbe in pratica di togliere o negare delle risorse a organizzazioni che operano in settori che non beneficiano di proventi di mercato – e magari, tra queste, organizzazioni già impegnate nelle zone colpite dal sisma! – per destinarle alle aree terremotate.

Che razza di solidarietà esprime e realizza, in presenza di un evento tragico straordinario, un provvedimento destinato a ridistribuire, piuttosto che ad aumentare, le risorse destinate a fini umanitari?

E tutto questo, per giunta, in un momento in cui lo Stato è responsabile di enormi ritardi nell’erogazione dei fondi derivanti dal 5 per mille a queste organizzazioni, in aperto contrasto con i motivi che – in questo periodo di crisi economica e sociale – richiederebbero di accelerare le erogazioni.

Se è nell’ambito delle scelte del contribuente che si vuole operare, allora sarebbe assai meglio assumere urgentemente un provvedimento che incidesse sulla scelta di destinazione dell’8 per mille, anziché quella del 5 per mille.

Come è noto, difatti, la destinazione dell’8 per mille del gettito dell’IRPEF allo Stato, alla Chiesa Cattolica e altre confessioni religiose viene effettuata sulla base delle scelte espresse dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi, ma non già limitatamente al gettito fiscale di quanti hanno espresso una scelta: anche la quota parte dell’8 per mille del gettito IRPEF su cui non sono state espresse scelte (ossia circa il 60%) viene ripartita nelle medesime proporzioni tra Stato e confessioni religiose.

Quindi sarebbe assolutamente possibile adottare un provvedimento che, per un anno o più, destinasse l’intera quota di 8 per mille non fatta oggetto di scelta esplicita da parte del contribuente ad alimentare le risorse necessarie alle zone terremotate dell’Abruzzo.

Si tratterebbe di un provvedimento che accantonerebbe risorse più cospicue, più certe, e in tempi più rapidi che non attraverso il 5 per mille, senza incidere sulla libera scelta dei contribuenti.

E’ evidente che gli interessi costituiti contrari a una scelta di questo tipo – e quindi, massimamente, la Chiesa Cattolica – sono enormi. Ma una condivisione ampia, su cui mobilitare l’opinione pubblica e autorevoli esponenti della politica e della società, potrebbe riuscire a dare concretezza a quella solidarietà straordinaria che gli eventi richiedono.

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