VITE SPEZZATE DAL TIFO

Nessuno può rimanere indifferente rispetto a una vita spezzata in giovane età. Rammarico e tristezza sono ancora maggiori quando questo accade in modi che, ci sembra, sarebbe bastato così poco, pochissimo a evitare. Accanto al dolore, allora, sorgono rabbia,  indignazione, ricerca di colpevoli e colpe.  Ma….

Ma non convincono affatto le analisi, i commenti, le reazioni degli organi di informazione e della pubblica opinione di cui si si fanno interpreti. Le vittime sono per lo più “bravi ragazzi” (soprattutto se in qualche modo “impegnati a sinistra”,  la questione è meno pacifica se vicini a formazioni estremiste di destra), al massimo preda di giovanili intemperanze.  Perché , evidentemente, è solo intemperanza per dei bravi ragazzi assediare, assalire, prendere a calci e pugni un pullman carico di tifosi o calciatori “avversari” o tentare di fermarlo parandoglisi davanti…

Il presidente di un club cui apparteneva l’ultima vittima,  secondo quanto riferisce un comprensivo cronista, non perde l’occasione per proclamare che, se avesse potuto andare allo stadio,  “anche se ho quasi 50 anni, ci sarei stato anch’io fuori degli spogliatoi ad aspettare l’arbitro per dirgli qualcosa.” E dovremmo sapere cosa significa dire qualcosa agli arbitri.

Come se non vedessimo come ci si accapiglia, alla TV e sulle pagine sportive, su malefatte di arbitri, giocatori, allenatori. Come se non ci capitasse mai di assistere, durante le partite di calcio dei nostri ragazzini, figli o nipoti, alla furia di genitori scalmanati che incitano i propri pargoli alla carica, che imprecano contro arbitro, segnalinee e giocatori avversari; come se non sghignazzassimo mai ascoltando slogan e cori truculenti che i nostri ragazzini, così candidi e bravi, intonano a proposito di squadre e tifoserie nemiche.

Come se non sapessimo, non vedessimo scalmanati commentatori in giacca e cravatta alla TV, non leggessimo sulle pagine sportive, che – soprattutto a proposito di calcio, ma poi via via anche di altri sport man mano che diventano “popolari” – la filosofia dominante è questa e solo questa:

  • se la “mia” squadra vince è per merito della sua bravura, nonostante tutto
  • se la “mia” squadra perde è per inettitudine di arbitro e segnalinee, per scorrettezze dei giocatori avversari, per sfiga o – al peggio  – per sopravvenuta incapacità del Mister

Questo atteggiamento, assolutamente antisportivo,  è la radice vera delle degenerazioni del tifo, questo è il brodo di cultura  in cui nascono e prosperano gli estremismi teppistici.

Fino a che non si sradicherà alla radice questa mentalità, non si sarà in grado di educare sin dagli esordi a una cultura realmente “sportiva”, le cose non cambieranno mai.

E le responsabilità per le vite spezzate in giovane età non potranno essere addossate tutte e soltanto ai facinorosi o alla cieca fatalità.

La cultura dominante ha la sua parte, e una parte non da poco, nello spezzare quelle vite giovani: chiamarsene fuori è, oltre che impossibile, decisamente vile.

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